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10 cose che avrei voluto sapere prima di iniziare a viaggiare in moto

Quando, nel marzo del 2015, ho deciso di farmi un regalo per la mia laurea, non avevo idea che quella decisione mi avrebbe cambiata per sempre. Così come non potevo immaginare che, investire tutto quanto guadagnato fino a quel momento per comprarmi una motocicletta, si sarebbe rivelata la migliore assicurazione alla vita che potessi stringere.

Quasi 4 anni, qualche decina di migliaia di chilometri e molte riflessioni dopo, posso dire che quel desiderio aveva realmente un senso. Aveva l’urgenza di emergere per insegnarmi cose di me che, altrimenti, probabilmente non avrei mai messo a fuoco. Per farmi arrivare dove sono ora, al netto dei momenti grandiosi e degli ancor più grandiosi scivoloni.

Quando cominciamo a viaggiare in moto non abbiamo la sfera di cristallo

Sarebbe bello e confortante, ma le cose non stanno così. Affinare la sottile arte del viaggiare in moto è un processo lungo e laborioso. Che somma la consapevolezza alle conoscenze su una scala temporale che non è prettamente lineare, anzi. Sono i grandi sbagli a trasmetterci le lezioni più importanti, ma non lo puoi sapere finché non ti ci imbatti, in qualunque momento della tua vita. Finché non fai chilometri, ti allontani da casa e ti butti nell’ignoto. Finché non sei pronto ad accettare il cambiamento, e tutto quello che il viaggiare in moto può portare alla tua esistenza.

Io, in questi anni, ho fatto molta strada, dentro e fuori me stessa. Se potessi incontrare l’Arianna di 4 anni fa, però, avrei tante cose da dirle. Le direi di stare serena, soprattutto, ma anche di non chiudere mai le porte alle nuove cose da imparare. Perché negli anni seguenti, queste, sarebbero state davvero tante.

Curiosi di scoprire quali?

1. La moto è molto di più di un mezzo

Quello che io, ingenuamente, credevo sarebbe stato solo un comodo mezzo di trasporto, non è mai stato solo un mezzo di trasporto. Non appena entrata in possesso della mia prima moto, una Honda CB500X, la cosa che mi è sembrata più naturale fare è stata quella di rispondere a un istinto. E a un modello, quello dei miei genitori, che su due ruote avevano esplorato l’Europa intera.

Il mio primo viaggio, all’Isola d’Elba insieme a mio fratello, meno di un mese dopo aver preso moto e patente.
2. Il minimalismo

Costringere tutta la mia esistenza in 90 litri ha lasciato un segno indelebile sulla mia vita. Non senza una qualche fatica, perché è difficile azzeccare il minimalismo al primo tentativo. A me è servito un viaggio fallimentare per accorgermi che non è delle cose che ho bisogno. Perché non sono quelle a farmi sentire bene, o sicura. Per essere felice a me serve la serenità, il tempo di raccontare quello che provo e la consapevolezza di essere libera.

Ora vivo meglio, perché so quello di cui ho davvero necessità. Non ho più bisogno di circondarmi di una quantità infinita di oggetti, perché voglio viaggiare leggera. Anche nella vita di tutti i giorni, che per me è in continuo divenire. Voglio sentirmi libera di impacchettare le mie cose, ed essere pronta a ricominciare altrove, come ho già fatto tante volte. Mi bastano la mia moto, la mia chitarra, il mio tappetino da yoga e qualche vestito comodo.

3. Il denaro è il tempo impiegato per guadagnarlo

Negli ultimi anni iniziato a valutare il denaro in tempo necessario per guadagnarlo. Sempre più spesso mi accorgo di chiedermi, del tutto involontariamente, quanti giorni di lavoro mi ci vorrebbero per ottenere quella cosa. O, meglio ancora, a quanta strada equivale quella cifra.

Non è taccagneria, ma solo un voler dare il giusto peso, e valore, alle cose (vedi punto 2). Togliendomi gli sfizi che desidero, quando li desidero, ma con maggiore consapevolezza. Senza cadere vittima della smania di avere, invece che di vivere.

«Con i soldi necessari per comprare quella borsa potrei tranquillamente viaggiare due settimane nei Balcani».

4. Buona la prima. O forse no

Difficilmente il primo mezzo è quello giusto. Perché sulla scelta influisce l’inesperienza, e il fatto di non sapere come il nostro corpo può reagire alla guida, e alla gestione, di una determinata motocicletta. Per questo motivo sono convinta che sia indispensabile essere indulgenti verso noi stessi, capire quello che vogliamo veramente e sentirci liberi di aggiustare il tiro. Anche a costo di andare contro corrente.

Dopo due moto vicine ai 200 chili, e ai 500cc, da pochi mesi ho acquistato una Honda CRF250L. Un acquisto testato, ponderato e desiderato. Che mi ha fatto capire come non sia la potenza a interessarmi (perché tanto veloce non andrei comunque), ma la sensazione. Il feeling tra me e il mio mezzo. E io, che faccio fatica a gestire i mezzi pesanti, con una motocicletta da 140 chili ho trovato la soluzione a tutti i miei problemi. Motociclistici, si intende.

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Io e la mia CRF250L, Thelma, durante la Winter Heroes 2019.
5. Il gusto dell’esplorazione via terra

Da allora ho iniziato a prendere le misure del mondo a seconda dei chilometri e del tempo necessari per percorrerlo via terra. È un qualcosa a cui non si pensa più, perché viviamo nell’epoca degli spostamenti veloci e di un pianeta che, improvvisamente, sembra essere diventato minuscolo.

Io, invece, voglio continuare ad avere percezione delle distanze, e dell’universo che cambia sotto le mie ruote.

6. Gli amici

Ho conosciuto persone straordinarie, e tante delle mie amicizie sono nate grazie a questa passione.

7. Le persone sono davvero interessate a quello che ho da dire

Non avrei mai immaginato che la mia storia, e il mio modo di raccontare, avrebbero spinto dei perfetti sconosciuti a scrivermi, o persino a ritagliarsi del tempo per parlare con me, nelle occasioni in cui possiamo incontrarci dal vivo. Penso a Francesca, ad Agnese… E un po’ mi commuovo, perché mi rendo conto che quello che esprimo attraverso le parole non rimbalza nel vuoto. Ma arriva a tutti voi, ed è una soddisfazione immensa.

8. Il mondo è pieno di persone buone

A volte è difficile convincersene, ascoltando le notizie con le quali i telegiornali ci bombardano, contribuendo a creare un clima di tensione e diffidenza che non fa bene a noi, e non fa bene al mondo. Però, iniziando a viaggiare in moto, ho sempre e solo avuto la prova che la cattiveria potrà anche esistere, ma che comunque è la generosità a prevalere. Quando ho avuto bisogno, quando mi sono trovata in situazioni difficili, qualcuno che mi aiutasse con il sorriso l’ho sempre trovato. Ed è una bella sensazione. Soprattutto per una donna che viaggia da sola.

In Russia, ad Astrakan, questi due ragazzi hanno aggiustato il cerchio della mia moto e mi hanno permesso di andare avanti con il viaggio.
9. Comunque viaggiare

Nonostante la passione per la moto continuo a viaggiare anche in altri modi, perché non sempre spostarsi su due ruote è facile, o la soluzione più economica. Perché viaggiare zaino in spalla mi piace, ho iniziato in questo modo e, ogni tanto, voglio continuare a farlo. Durante il Motor Bike Expo di Verona ho parlato dell’argomento anche con il mio amico Totò, e il suo consiglio è stato davvero prezioso. Mi ha aiutata a ragionare, e a far passare la paura.

A volte la motocicletta può essere un peso, e io devo sentirmi libera di esplorare il mondo mossa solo da quello che conta davvero: il desiderio di capire, condividere e scoprire.

I salti nel vuoto non fanno più paura

10. Sempre un po’ più in là

Dell’esplorazione lenta non stancherò mai, ma anzi continuo a spostare la puntina sempre un po’ più in là. Perché il mondo, se attraversato col cuore, è davvero immenso, e merita di essere scoperto in ogni suo angolo di bellezza.



 

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