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Cosa significa, per te, viaggiare?

Sono sempre stata una persona con le idee piuttosto chiare in merito a quello che desideravo, e disposta a buttarmi. Nei tentativi, nelle scelte, nelle prese di posizione. E nei viaggi.

Sarà che ho iniziato a muovermi in un certo modo fin da piccola, insieme alla mia famiglia… ma anche quando ho cominciato a viaggiare da sola il moto propulsore è sempre stato solo e soltanto questo.

Scoprire. Capire la diversità. Gustare l’inaspettato.

E, nel mentre, raccogliere i pezzi di me che avevo perso nella vita quotidiana, e nei dolori che a volte mi riservava. Perché se c’era – e c’è ancora oggi – una cosa che il viaggio è in grado di fare è quella di mettere in marcia l’orologio dell’esistenza alla velocità giusta.

Quando sono partita per la mia lenta esplorazione della Scozia sapevo di voler tornare a contemplare una bellezza che conservavo nella memoria da quando ero bambina.

La mia vita aveva da poco subito una virata improvvisa. Dovevo tornare a mettermi a fuoco, dentro e fuori.

Anche senza moto, e nell’esperienza estremamente solitaria di attraversare un Paese a bordo dei mezzi pubblici, avevo capito che avrei trovato me stessa solo bussando alle porte delle persone che avrebbero voluto accogliermi lungo il percorso. Dividendo un pezzo di strada con me, facendomi capire la loro realtà e condividendo stralci di vita.

Quella in Scozia è stata la mia prima esperienza con Couchsurfing, e conservo un ricordo straordinario di ogni persona incontrata. Non sarei la persona che sono ora, se non mi fossi buttata in acqua e non avessi imparato a nuotare da sola.

Da allora le cose non sono affatto cambiate

Ho continuato ad esplorare il mondo con la curiosità di chi non ha fretta. Anzi, di chi la fretta la ripugna.

Sono stata nei Balcani, a cercare radici della storia e dell’incomprensione, e in Bosnia ho trovato una famiglia. Un regalo meraviglioso, reso possibile solo dal fatto che fossi disposta ad aspettare, e ad accettare i tempi di un mondo che non era mio, ma meritava di essere capito.

Ho pensato a tutto questo quando, pochi giorni fa, ho deciso di commentare ad un post pubblico su un gruppo dedicato ai viaggi in motocicletta. Un commento che ha avuto risposta, e mi ha spinta a domandarmi…

Cosa ci spinge davvero a viaggiare?

Mi piacerebbe dire che è la prima volta che mi capita di imbattermi in una situazione come questa, ma la verità è che non è così. Il mondo è pieno di velocisti della meta, soprattutto fra chi guida la moto, e continuerò a interrogarmi fino alla fine della mia esistenza sul cosa la destinazione possa rappresentare, se nel mezzo ci siamo persi un intero cosmo di diversità.

Che senso ha attraversare la Cappadocia, se non montiamo in sella a un cavallo per scoprirne gli straordinari canyon?

E per quale motivo attraversare la Turchia in generale 🇹🇷, da ovest a est, se non per scoprire sapori mai provati prima?

Testando la pizza turca, che si chiama Lahmacun.

Che senso ha raggiungere le montagne della Georgia 🇬🇪 se non ci diamo il tempo di osservare il tramonto dall’alto di un monastero affacciato sulla meraviglia naturale che è il Caucaso?

Vorrei rispondere alla persona che vuole raggiungere Samarcanda in una settimana e mezza che potrà anche arrivare a destinazione, ma la vita non avrà fatto altro che sfuggirgli fra le ruote.

Che ne sapresti della pizza turca, dei cavalli e del Caucaso?

Che ne sapresti della Butterfly Valley, un luogo magico raggiungibile solo a piedi o in barca?

E degli affreschi scampati allo scorrere del tempo, a pochi passi dai Camini delle Fate?

E, della straordinaria Via della Seta 🇺🇿, cosa conosceresti davvero? Per scalfire la crosta è necessario fare una lunga passeggiata fra le mura di Khiva, al calare del sole, quando la pietra si tinge d’oro e le cupole azzurre hanno il colore di un’oasi in un deserto in cui da troppo tempo si soffre la sete.

Io però ho poco tempo, non ho la fortuna di potermi ritagliare mesi di tempo per viaggiare!

La tua vita la conosci solo tu, questo è certo. Ma non partire dal presupposto che per gli altri sia più semplice. La vita è un sottile equilibrio fra l’accettazione e le scelte, e queste dipendono da te soltanto.

Troppo spesso sento e leggo di persone che fanno di tutto per costringere dentro alle due settimane di ferie canoniche viaggi che richiederebbero mesi per essere vissuti con il cuore aperto.

Io capisco il desiderio di vedere oltre, ma a volte mi chiedo quanto questo sia un sogno genuino e quanto una sete di conquista. La voglia di fissare una puntina su una mappa esotica, a tantissimi chilometri da casa.

Non mi stancherò mai di dirlo: per percorrere la Via della Seta – o per raggiungere sogni lontani – non si può avanzare sempre e solo a gas aperto. Il panorama, procedendo in questo modo, diventa solo un nebuloso contenitore per la nostra folle corsa.

Invece il panorama, e chi lo vive, è tutto ciò che conta.

Lo spazio dell’imprevisto

E se accadesse qualcosa, in un viaggio vissuto a rotta di collo, come si potrebbe gestirlo?

In Russia 🇷🇺, nella mia lunga traversata verso l’Asia Centrale, ho avuto la sfortuna di piegare un cerchio della moto. Un problema immenso, che ho potuto risolvere solo prendendomi il tempo di accettare l’inconveniente, per quanto spaventoso, e trovare una soluzione.

Ho dovuto ritagliarmi il tempo di trovare qualcuno che avesse il coraggio di mettere mano al mio cerchio in alluminio, perdendo una giornata intera di marcia. Poi ho dovuto pazientare 4 ore, prima che i miei salvatori mi restituissero un mezzo in grado di continuare a camminare.

Come avrei gestito la cosa, se fossi stata nella situazione di dover costantemente guardare l’orologio, o di recuperare il tempo perso?

I miei eroi, ad Astrakan.
Allora cosa dovrei fare?

Dovresti accettare la realtà che ti sei scelto e cercare l’avventura in un ragionevole raggio di chilometri. Dovresti essere felice della vita che vivi – con i suoi pro e i suoi contro – perché te la sei costruita. Dovresti esplorare la nostra bellissima Europa, e scoprire il fascino della grande diversità che si respira anche nel Vecchio Continente, e non solo in Asia.

Se l’esistenza che conduci non ti dovesse andare bene, però, dovresti anche sentirti autorizzato a cambiarla.

Perché non c’è niente di peggio di una vita compressa nei desideri altrui, se tutto quello che desideriamo è fuggire verso l’orizzonte e correre.

E tu, perché viaggi?

 

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