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Cosa penso della CRF250L dopo 50 giorni di viaggio

Questa non è una moto per viaggiare! – mi ha detto, osservandomi con la coda dell’occhio prima di continuare a contemplare il mio mezzo -. Con quelle gomme da fuoristrada, poi! Per viaggiare servono più cavalli, serve più potenza!”.

L’ho lasciato finire di parlare, mentre osservavo il faro e il mare dietro di lui. Avevo avvistato la lanterna dall’alto della collina, e avevo provato l’irresistibile desiderio di raggiungerla, così ero scesa piano piano, e avevo puntato verso l’acqua.

Mi ero goduta lo spettacolo del faro a pochi passi da me solo per qualche istante, prima di notare un uomo che si avvicinava a piedi e, dopo un attimo di esitazione, si fermava accanto alla mia moto, pronunciando quelle parole.

Per andare lontano serve molto meno di quanto crediamo

Se c’è una cosa che mi fa uscire dai gangheri è questa, e non lo dico solo perché si tratta di una critica – per quanto mascherata da opinione personale – che mi sento rivolgere spesso. Detesto chi, senza nemmeno chiedere, o lasciarti il tempo di raccontare, professa la propria verità come assoluta e non lascia spazio al dialogo.

Sarà che a me non verrebbe mai in mente di andare da persone come Dino Lanzaretti (o altre leggende che, come lui, esplorano il mondo in bicicletta) e dire loro che del viaggio non hanno capito nulla e che stanno sbagliando tutto.

Allora perché, quando si parla di motociclette, perdiamo improvvisamente tutti il lume della ragione?

Abbiamo dimenticato con che moto Ted Simon ha fatto il giro del mondo, negli anni ’70? O il fatto che uno degli avventurieri più straordinari di sempre, Giorgio Bettinelli, ha macinato centinaia di migliaia di chilometri in Vespa?

Ho lasciato che le parole di quell’uomo svanissero nell’aria, mentre mi accorgevo che quello era anche il destino della mia risposta. Non mi ha ascoltato, mentre dicevo che l’unica cosa che serve per viaggiare è il tempo, e non più centimetri cubi. Era troppo preso dall’osservare la scritta 250L sul fianco della moto, e a scuotere la testa piena di domande.

La mia moto, alla fine dei lavori di allestimento dell’equipaggiamento, prima della partenza, a ottobre.

Qualche mese fa, dopo aver acquistato la CRF250L di Honda, averla dotata di telai realizzati su misura da Archimede Bikes e avere iniziato a farci i primi giri di esplorazione, avevo scritto un articolo nel quale raccontavo come fossi entusiasta della mia nuova moto. Di come il fatto di avere, finalmente, un mezzo leggero e agile, mi facesse sentire forte, e pronta per tutte le avventure ancora da vivere. Scrivevo che la CRF250L è la perfetta moto da viaggio, per tutta una serie di motivi. Ma ora, che ho avuto occasione di metterla davvero alla prova con un vero viaggio overland, sono ancora della stessa opinione?

La CRF250L è davvero la moto per viaggiare?

Avrei voluto dirlo anche al guardiano del faro di Gythio, se si fosse dimostrato desideroso di ascoltare, ma la verità è che l’idea che mi ero fatta del mio mezzo, nei primi – timidi – mesi di utilizzo, non è cambiata di una virgola. Equipaggiata a dovere, e una volta organizzato il bagaglio nella maniera migliore, la CRF250L si è confermata la moto della quale mi ero innamorata a prima vista. In questi 50 giorni di viaggio è stata in grado di portarmi ovunque con una scioltezza e una disinvoltura che con altri mezzi non avrei mai avuto. È stata affidabile, generosa e paziente, e quando mi ha dato problemi non è stato per colpa sua. Ricordate la terribile notte dello sbarco al porto del Pireo, quando sotto la pioggia incessante ho percorso più di 30 chilometri con una frizione apparentemente bloccata?

Ve lo raccontavo in questo post…

 

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Quando veniamo a patti con il fatto che tutto accade per una ragione, e che probabilmente quella ragione è una lezione che dobbiamo imparare, la vita inizia a scorrere con un ritmo diverso. Improvvisamente, smettiamo di investire tutte le nostre forze remando contro la forza dell’acqua, ma ci lasciamo trasportare dalla corrente, curiosi di scoprire dove ci porterà. Ieri ho affrontato il lungo viaggio in nave necessario per tornare verso Atene dalle Cicladi. Sono stata fra le prime a salire a bordo, ho tolto la borsa dalla sella e con la coda dell’occhio ho osservato l’addetto legare la mia moto, prima di andare a prendere posto. 8 ore dopo, alle 23 passate, siamo arrivati al porto del Pireo. Ho legato la borsa, mi sono vestita e mi sono messa in posizione, pronta a scendere. E l’avrei fatto con la disinvoltura di chi è in viaggio da quasi 40 giorni, e ormai conosce il proprio mezzo come le proprie tasche, se la frizione non avesse improvvisamente smesso di funzionare. Al buio, sotto il diluvio, non ho trovato il problema: tutto era nella norma, come era possibile che avesse smesso di andare? Ho fatto qualche respiro profondo, relegando la paura in un angolo della mente. Pensando al fatto che se fossi sopravvissuta alla ripidissima, bagnatissima e scivolosissima rampa di discesa dalla nave con una moto nella quale non entravano le marce, sarei sopravvissuta anche alle superstrade ateniesi. Invece di andare nel panico mi sono messa in movimento. A 40 chilometri orari, con le frecce accese, e sulla destra, sperando di percorrere presto i quasi 30 chilometri che mi separavano dalla mia destinazione. Arrivata a casa del ragazzo che mi ospiterà in questi giorni, siamo subito andati in garage. Poco importa se era l’una di notte passata: fra motociclisti ci si capisce, e il mio sguardo spaventato doveva essere più evidente della tuta antiacqua gialla fluo che indossavo. Ci siamo armati di attrezzi, ma non sembrava ci fosse nulla di strano. Il cavo della frizione funzionava a dovere… è stato solo dopo dieci minuti che ci siamo accorti del problema. Continua nei commenti! ⏩

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Quello è stato l’unico vero disguido in questi quasi due mesi di viaggio, e tutto per una manopola riscaldata che si era mossa dalla sua sede e bloccava il gioco della leva della frizione, in un modo che, nel buio di una notte piovosa, e dopo 8 ore di traversata dalle Cicladi, non ero stata in grado di notare subito.

La CRF250L di Honda mi ha accompagnata fuori dal mio Paese, ed è stata con me lungo questi 4mila chilometri che ho cercato il più possibile di percorrere a pochi passi dal mare. È stata fuori, all’addiaccio, in notti piovose e giorni di sole. È stata la mia casa, la mia compagna, la mia certezza anche in giorni in cui l’umore è stato un po’ tetro, e il cuore si è sentito un po’ solo.

Hanno fatto sorridere tante persone, il suo colore sgargiante e la sua stazza così minuta. Hanno mosso la tenerezza nel cuore di tanti, ma soprattutto hanno destato curiosità.

E non c’è stato un solo momento nel quale mi sia pentita di non avere qualche cavallo in più, o in cui ho desiderato una moto diversa. Perché per il mio modo di essere, per il mio modo di concepire il viaggio, la CRF250L è la miglior alleata che potessi trovare.

A cosa mi serve vedere il mondo sfuocato, a 130 chilometri orari, se posso concedermi il tempo di guardarmi intorno e ascoltare il rassicurante rumore della mia motocicletta mentre procedo a 70 chilometri orari? Sì, sarà anche un rumore un po’ ridicolo, ma io ormai ci ho fatto l’orecchio e mi piace pensare che sarà la colonna sonora di tante altre avventure.

Questo viaggio fra Albania e Grecia era un riscaldamento, una prova che la mia CRF250L ha superato a pieni voti. Ora non mi resta che tornare a rimboccarmi le maniche, lavorare sodo e poi ripartire.

La bussola punta sempre verso est, e sono certa che anche questo sogno si realizzerà, prima o poi. Ci arriveremo, ai piedi delle montagne più alte della Terra, e lo faremo alla nostra velocità. Perché c’è tutta una vita da vedere e da vivere, quando si smette di correre, e io ho deciso di non avere fretta, e godermela fino in fondo.

 



 

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