Dove vanno le anatre quando il lago gela? - La bionda sulla Honda
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Dove vanno le anatre quando il lago gela?

Mi ricordo di come è iniziato il 2019, e anche di come sono stati gli ultimi giorni del 2018. Ero in camper con i miei genitori, e per la prima volta dopo anni avremmo passato qualche giorno di vacanza insieme. Procedevamo verso sud, in direzione di Napoli, e io mi trovavo nella parte posteriore del camper, mentre i miei erano nell’abitacolo. Passavo il tempo a leggere, a guardare fuori dal grande finestrino della dinette e poi a scorrere le immagini sullo schermo del mio cellulare. Leggevo i racconti e osservavo le immagini di amici lontani, oppure guardavo qualche video. Cercavo, insomma, di svagare la mente e non pensare a quello che la piccola vacanza che mi stavo preparando ad affrontare, in realtà, rappresentava: un diversivo da una vita che mi stava strettissima, e nella quale ero tremendamente infelice. Ma la verità è che dalla propria mente – e dal proprio cuore – non si scappa, e mi è bastato vedere in un video di 75 secondi per rimettere in moto una macchina che avrebbe, nel giro di pochi mesi, rivoluzionato la mia vita.

Ho pianto guardando le immagini e ho continuato a farlo anche dopo, a video finito. Perché quei pochi secondi mi erano bastati per mettere a fuoco un desiderio, e dare voce a un bisogno: tornare in un luogo dove mi sentissi felice, e spensierata. E avrei fatto tutto quanto in mio potere per realizzarlo, perché ero stanca di sentirmi vuota dentro, e priva di uno scopo.

Non è stato facile, però. Se il 2018 si era rivelato un anno durissimo, anche l’inizio del 2019 non è corso liscio come l’olio. Seminavo, mi impegnavo, ero pronta e rimettermi in gioco e la vita sembrava non mettersi mai in marcia verso la direzione che speravo. Forse dovevo solo imparare ad avere pazienza, ma per me è sempre difficile, perché sapere di non avere in mano il controllo del futuro è una cosa che mi mette paura, una paura che probabilmente non mi abbandonerà mai. Anche ora, che scrivo queste parole, mi rendo conto che la situazione che sto vivendo in questo momento non è poi così diversa. Ma lo scorso anno lo sforzo di pazienza mi ha ricompensata, nel momento in cui quasi avevo smesso di crederci, e voglio pensare che le cose possano davvero andare di nuovo così.

Ho vissuto i miei 6 mesi a Parigi con il sorriso della soddisfazione stampato sulle labbra, e il cuore leggero. Perché finalmente avevo messo migliaia di chilometri dal luogo in cui non mi sentivo me stessa, ed ero a casa. Avevo lasciato la certezza per l’incertezza, ma ero felice. Quello che sarebbe arrivato poi non mi spaventava.

 

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La scienza dice che potrei vivere 30.295 giorni su questa terra. 83 anni, potenzialmente, da riempire di obiettivi, nuovi sogni, conquiste. Di cose grandi e di cose piccole, di decisioni sbagliate e poi nuove strade e nuove prospettive. Potrebbe sembrare un sacco di tempo, invece passa veloce ed è un peccato mortale osservarlo scorrere senza buttarsi in mezzo alla corrente e tentare di deviare il suo corso con la forza delle scelte. In questi 10.081 giorni che mi sono già lasciata alla spalle non mi sembra di aver fatto altro che prendere decisioni, buttandomi da ponti altissimi anche quando l’acqua era scura e non sapevo dove la forza delle cose mi avrebbe portata. A volte sono atterrata di pancia, facendomi male, altre volte sono planata verso la superficie dell’acqua con voli agilissimi. E questa esperienza è stata uno di questi, quindi sono grata per tutto il tempo che ci è voluto per realizzarla come avevo sempre desiderato. Per tutti i percorsi traversi, per le scivolate, l’orientamento perso a lungo e la paura di non essere abbastanza per realizzare tutti i miei sogni. Adesso so che non è così, e non vedo l’ora di vederli concretizzarsi tutti, sacrificio dopo sacrificio. 🇳🇵🏍🏔🧘🏼‍♀️ #alifealive #alifefullofadventures #disneylandparis #disneylandpariscastmember #dreambigger #dreambigworkhard #fromitalytonepal #adreamisawishyourheartmakes

Un post condiviso da Arianna Lenzi (@labiondasullahonda) in data:

Tornata da Parigi ho viaggiato per due mesi in sella alla mia moto, e ho avuto tempo di riflettere sui prossimi passi da fare. Iniziando a guardarmi in giro, a sondare il panorama lavorativo della mia città di origine, tenendo monitorati siti e annunci. Ma la verità è che ora, di nuovo a casa e alle prese reali con la ricerca, sono molto demoralizzata da quello che sto trovando.

Poche ore fa, mentre ero in autostrada e viaggiavo in direzione di Brescia, osservavo il panorama circostante e pensavo a quanto sia bella questa zona, a quanto siano splendide le mie montagne, ma allo stesso tempo mi chiedevo anche se la scelta di tornare a casa, per un po’, sia realmente quella giusta per me.

Questo 2019 è stato grandioso sotto moltissimi aspetti, e mi ha davvero confermato che la magia, e il potere dei nostri sogni, sono qualcosa di tangibile, in grado di cambiare la nostra vita. Però si è anche concluso con un velo di tristezza, e qualche interrogativo, e nella nebbia degli interrogativi non è facilissimo trovare la strada giusta. Anzi, a volte si finisce per mettere in questione anche ragionamenti sostenuti fino a poco tempo prima, perché la realtà, quando ti ci trovi nel mezzo, è sempre più complessa di quello che avevi programmato.

Insomma, l’idea di trovare un lavoro nella mia città (vantaggioso dal punto di vista economico, nell’ottica di creare il fondo necessario al viaggio in Nepal) a volte vacilla e a volte si afferma nuovamente, perché mi rendo conto del buonsenso della cosa, nonostante tutto. Sarà che non ho ancora non ho trovato offerte interessanti, o avuto poi così tante risposte a quelle alle quali, invece, ho replicato inviando un CV, sarà che un familiare stretto molto malato non contribuisce a creare un clima rilassato e sereno in casa… Sarà che sono abituata, da così tanti anni, a vivere da sola, che tornare qui non è poi così facile… Insomma, l’inizio di questa nuova decade fa la sua entrata teatrale scoppiettando un po’, e richiedendo qualche momento di assestamento.

Però guardo all’anno passato con tanta gratitudine, perché mi rendo conto che essere stata coraggiosa, nonostante tutto, nonostante le nebulose dell’ora, mi ha davvero salvato la vita. Trasferirmi di nuovo nella mia città del cuore mi ha permesso di tornare a sorridere, e di sentirmi nel posto giusto al momento giusto. Il mio viaggio di 60 giorni fra Grecia e Albania, in moto, mi ha lasciato lo spazio per capire cosa desidero, e per credere in me stessa. Così, una volta rientrata in Italia, mi sono iscritta a un master in e-learning e la sera della Vigilia di Natale ho fatto un bonifico importante. Investendo il TFR del mio precedente lavoro (lasciato per scappare e tornare a lavorare a Disneyland Paris) in una formazione nella quale credo davvero, e che spero possa darmi gli strumenti giusti per crearmi una professione cucita a misura su di me. Nel frattempo continuo a spulciare gli annunci, e a chiedermi cosa accadrà. Restando in attesa, anche, di momenti familiari più sereni e finalmente privi di troppi pesi sul cuore.

 

«Gate gate pāragate pārasaṃgate bodhi svāhā»

(«Andate, andate, andate insieme all’altra sponda, completamente sull’altra sponda, benvenuto risveglio!», dal Sutra del Cuore).

A una vita di attenzione, e di benessere

Non amo le liste di buoni propositi, perché l’occasione di cambiare la nostra esistenza vive con noi ogni giorno, ma il 2019 mi ha mandato un altro messaggio forte e chiaro: devo prendermi più cura di me stessa e della mia salute, e non ho aspettato che arrivasse il 2020 per farlo. Sto facendo esami per avere uno specchio più accurato delle intolleranze alimentari delle quali soffro, perché deve esserci qualcosa di più di quanto non sia già stato trovato e, soprattutto, sono stanca di non sentirmi bene. È tempo di seguire una dieta ferrea, e di riappropriarmi di un corpo nel quale mi sento serena, e leggera. Anche se questo vorrà dire condurre una vita a volte più complessa, durante i viaggi, o fare dei sacrifici.

Insomma, questo anno appena cominciato spero mi riservi cose belle, nuove consapevolezze e poi scelte, che definiranno il futuro e la mia felicità. Quello che mi aspetta non lo so ancora, ma sono piena di speranza e avanzo a testa alta. Sono convinta che vita ripaghi la bontà e l’impegno, e che a noi non resti altro che essere gentili, e avere coraggio.



 

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