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I salti nel vuoto non fanno più paura

I salti nel vuoto non fanno più paura

Prima o poi si illumina, nella testa, l’idea che abbiamo impostato la nostra vita contro la logica dei tempi e dell’evidenza. Perché crediamo di essere invincibili, ed è solo quando realizziamo che invece non lo siamo per niente che tutto, improvvisamente, comincia a girare. Invitandoci a dare il giusto ordine ai desideri e alle priorità. È quando capiamo che il nostro corpo non sarà sempre lo stesso che dovremmo iniziare a chiederci perché la vita – nell’esistenza comune – si scelga di posticiparla invece di iniziare a sperimentarla nell’ora.

Da piccola credevo di poter volare

Sono sempre stata piuttosto fortunata, da bambina e da ragazzina. Perché mi ammalavo raramente, avevo una lieve asma (praticamente solo sulla carta) e avevo la capacità di fare cadute epocali, sui miei sci, senza mai farmi male. Volavo nella neve, alla velocità della luce, nella speranza che mio padre non avesse visto. Perché quelle acrobazie folli, un attimo prima di cadere, viste da fuori dovevano essere un qualcosa di spaventoso: io però mi rialzavo, mi scrollavo la neve dalla tuta blu, recuperavo gli sci e ripartivo.

Sono cresciuta credendo, in fondo, di essere indistruttibile. Perché non conoscevo battuta d’arresto, nonostante la montagna, la ginnastica artistica e poi le lunghissime uscite in bicicletta durante l’adolescenza. Non ho mai avuto il pensiero che il mio corpo potesse tendermi un’imboscata, o che potesse non restare per sempre quello che era in quel momento. Nemmeno quando, durante una visita medica un paio di anni fa, il medico ha scoperto dell’esistenza di un battito anomalo. Di un’extra sistole che lo faceva danzare a un ritmo tutto suo, ma che alla fine non doveva preoccuparmi, visto che mi aveva accompagnato – in maniera silenziosa – per tutta la vita.

Nonostante questo, però, ho capito molto tempo fa che per la mia vita sognavo qualcosa di diverso, che volevo sperimentare e non adagiarmi. Non avevo mai pensato veramente al fatto che lo stato di grazia della salute potesse cambiare, però avevo messo a fuoco che l’ordine delle cose – per come l’aveva concepito la realtà in cui vivevo – non mi stava bene per niente. Che non volevo sacrificare la mia giovinezza in attesa di godermi un tempo lontano, che non volevo vivere di ritagli di tempo – o sogni messi da parte perché troppo rischiosi – aspettando l’arrivo di una fase in cui avrei avuto il modo di realizzare tutti i desideri accumulati fino ad allora.

È bastato scoprire che il mio corpo, sempre così forte, potrebbe iniziare a tradirmi per confermare la mia teoria. Che l’epoca dei tentativi, degli slanci e delle imprese è quella che sto vivendo oggi.

Quando ho ritirato la lastra del mio ginocchio, stamattina, ho vacillato. Ho pensato che fosse ingiusto ricordarmi in questo modo che il tempo che abbiamo per essere forti e giovani, in questo mondo, è troppo limitato. Perché lo so già perfettamente, ed è tenendolo ben presente che vivo ogni giorno.

Mi ha fatto soffrire tantissimo avere davanti agli occhi la prova materiale del fatto che il futuro sia una realtà tangibile. Che non starò mai più bene come sto ora: che potrei avere dolori, che potrei avere difficoltà a camminare. Che potrei essere costretta a vedere le montagne solo da lontano, e proprio no, non lo posso accettare.

Questo è il mio momento, e la mia vita

Io non voglio rimandare le esperienze perché questo – per il mondo – è il momento della maturità, il momento in cui si imbraccia la crescita e si accetta di immettersi in un percorso standardizzato.

Perchè io, dello standard, me ne frego. E non è questione di non essere mai felici, mai soddisfatti: è questione di essere coerenti con se stessi e rispondere ad ogni curiosità. Adesso che ho la forza, e le gambe, per farlo.

Io non accetto di aspettare il momento del poi: chi può assicurarmi che al poi potrò arrivarci con la carica che mi muove oggi? Chi mi dice che il tempo non avrà la meglio, fino a farmi dimenticare tutti gli obiettivi sui quali avevo fantasticato a lungo?

Conosco il mio corpo oggi, conosco la sua forza e la sua incredibile resistenza. So dove mi ha portato – in alto sulle cime e lontano sulla Terra – e ne sono così fiera. Anche se oggi, visto a raggi X, mi ha ricordato di non essere inscalfibile. Che quelle gambe per me così indispensabili sono un’insieme di ossa e imperfezioni, di dolori che oggi non ci sono ma che domani potrebbero rendermi l’avventura più difficile.

E allora ho deciso che il brivido dell’incerto e del tentativo lo voglio vivere adesso, e che i salti nel vuoto non fanno più paura.

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