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La persona che hai sempre voluto essere

Quando penso al giorno in cui ho caricato la mia grande valigia blu nel vano portabagagli del Flixbus ho come l’impressione di cadere in un varco temporale. In un buco simile a quello nel quale precipita Alice quando, per seguire il Bianconiglio, lascia la vita conosciuta fino ad allora per inseguire il mistero e la curiosità.

Perché, se da una parte ricordo quel momento come se fosse ieri – insieme a tutto il carico emotivo che quella partenza rappresentava – dall’altra ho l’impressione che sia avvenuto tanto, tantissimo tempo fa. E non lo dico con malinconia: lo dico con la lucidità di una persona che ha infilato così tanta vita e consapevolezza, nel lungo percorso fatto per arrivare fino a qui, che ora ha la sensazione di vivere ogni istante con il doppio dell’intensità, con il doppio dello slancio, con il doppio del desiderio di essere felice.

Quando penso al giorno in cui ho salutato i miei genitori da dietro il finestrino di un bus, rivedo la scena e la immagino dalla loro prospettiva. Rivedo me stessa con lo zaino appoggiato sul sedile accanto, la borsa dell’ukulele sulle ginocchia e un sorriso carico di entusiasmo, ma anche di qualche domanda. Mi rivedo e vorrei avere la possibilità di saltare sul bus, poco prima che parta dalla stazione di Brescia, per rassicurare quella persona piena di entusiasmo e domande. Dicendole che andrà tutto bene, e che l’unica cosa alla quale fare spazio ora, nella sua vita, è il cambiamento. Perché non serve andare lontano geograficamente, per fare una rivoluzione dentro di sé. Serve solo prendere decisioni coraggiose, e poi buttarsi nel mondo, in mezzo alle persone, e prestare attenzione a cosa questo mondo ha da dire.

Ognuno sceglie la propria strada

Abbandonare un lavoro d’ufficio per tornare a fare un lavoro più fisico, a stretto contatto con la gente, era la cura della quale avevo bisogno. Non nego che ci sono momenti nei quali desidererei un attimo di quiete, e delle ore meno provanti, ma la verità è che non tornerei mai indietro. Forse da una realtà diversa, meno frustrante (anche psicologicamente) e che mi facesse sentire utile, non sarei scappata… ma nella vita con i se e con i ma non si ottiene nulla, e quindi non ha senso pensarci. Perché in realtà non so se sarebbe davvero andata così, o sarei scappata ugualmente, perché in fondo è la vita infilata in una routine senza prospettive e senza scadenze a farmi paura. E lo so che in un’epoca nella quale tutti sognano la stabilità economica e la tranquillità quello che sostengo possa sembrare una follia… ma io ho bisogno di una data di scadenza, sulle cose. Perché mi piace cambiare, perché voglio trovare nuovi stimoli. Perché voglio fare tutto, e una sola esistenza non basta se ci infiliamo nel percorso pre-impostato che la società ha sempre ritenuto come buono e giusto. Magari sarò la prima a cambiare idea, in futuro, se avrò la fortuna di trovare, o di creare, il lavoro perfetto per me, ma ad ora la penso così e sono convinta della mia teoria.

Ricordo di aver esternato la mia paura a una cara amica, quando ho firmato il primo e unico contratto a tempo indeterminato della mia vita. Ricordo come ci fossimo confrontate sul fatto che, nella realtà dei fatti, le cose non cambino davvero. L’unica cosa a fare la differenza siamo noi, e quanto siamo disposti a metterci in gioco. Quanto il nostro spirito desideroso di evolvere, mutare e trovare nuova linfa sia in grado di restare a galla, senza lasciarsi trascinare dalla corrente della stabilità e dell’apatia.

«Io firmerò la mia sicurezza, fra pochi giorni, ma sotto la superficie il moto continua. Perché sapere di avere la possibilità di decidere, di voltare pagina e rinascere è l’unica cosa in grado di farci sentire davvero vivi».

Avevo scritto così, nel febbraio del 2018, in un post nel quale avevo – un po’ come oggi – riversato in maniera spontanea le mie emozioni in merito all’argomento. Ed era un ragionamento del quale sono certa, perché è ciò che poi, un anno e qualche mese dopo, mi ha spinta a prendere in mano tutto e a rivoluzionarmi ancora una volta.

È grazie al fatto di essere stata coraggiosa se ora sono qui e lavoro duramente per costruire – una volta per tutte – una vita che rispetti davvero i miei desideri.

E nonostante tutto, nonostante i momenti difficili, la stanchezza e la forza che serve per sorridere sempre e comunque, rifarei tutto ancora un milione di volte. Compresa tutta la strada, lunghissima e dolorosa, che ha avuto bisogno di due anni, quattro traslochi, una relazione tossica, qualche lacrima e molta forza per essere spianata.

A scuola di umanità

Il fatto di lavorare costantemente con le persone, per le persone e in mezzo alle persone è la scuola di vita che serviva davvero alla mia anima. E che, in fondo, sono convinta farebbe bene un po’ a tutti. Perché è una lezione di umanità – e di antropologia – straordinaria, anche verso noi stessi. Essere circondati da persone ci permette di capire quale tipo di persona noi vorremmo essere, e ci motiva verso questo percorso, verso questa scoperta, verso questa metamorfosi.

Ogni giorno, lavorando a Disneyland Paris, vedo anche più di 30mila persone. Con alcune ho una conversazione articolata, un incontro breve, uno scambio di sguardi o anche solo di una parola gentile. Con alcune discuto, mi arrabbio, per altre mi faccio in quattro e sorrido con tutta la gentilezza che ho. Ed è proprio il fatto di incontrare decine di migliaia di persone diverse che mi permette di capire quali sono i comportamenti che apprezzo, che mi emozionano, e quali invece mi fanno innervosire. Le persone, a volte senza saperlo, scatenano dei trigger points dentro di noi, ed è proprio nel momento in cui la nostra reazione a quello stimolo sorge spontanea che dovremmo ricordarci di accendere la luce. Perché è in quel momento che possiamo, e dobbiamo, evolvere. È in quel momento che, attraverso i comportamenti degli altri, capiamo i nostri e possiamo aggiustare il tiro.

Diventa la persona che avresti sempre voluto essere

Non è facile, non lo nego. Per me, ad esempio, è difficilissimo tollerare il non rispetto delle regole, l’arroganza, il desiderio di prevaricare sugli altri o chi sfrutta le debolezze altrui a proprio vantaggio. Forse avevano ragione, quando all’università mi avevano definito la teutonica… ma la verità è che vorrei che tutti rispettassero le regole, che agissero con gentilezza e con rispetto. E quando questo viene a mancare, è facile che perda le staffe. Che mi ponga in maniera decisa, che cerchi di portare ordine… caricandomi di sensazioni spiacevoli e frustrazione che impiegano più di qualche minuto ad andarsene. Sono fatta così caratterialmente, ma non per questo non posso migliorare. Non per questo non posso imparare a lasciar correre via la negatività, invece di portarmela dentro per ore.

Questo lavoro e questa vita mi stanno aiutando ogni giorno, perché mi permettono di vedere persone che non vorrei mai essere, e capire chi invece vorrei essere. E non fa niente che sia faticoso, che fronteggiare ogni giorno migliaia di individui diversi possa, molto spesso, risultare provante. È quello che sto imparando, a contare davvero. Sto imparando a non lasciarmi ferire da ciò che non condivido, e non capisco, e a fare tesoro di tutta la bellezza che l’umanità è in grado di riservare.

La persona che voglio essere non risponde con forza alle offese, perché sa che l’unica a soffrirne è lei. Agisce fermamente ma con un cuore calmo, perché sa che è la gentilezza a fare la differenza, e che l’odio è un boomerang che non si stanca mai di tornare al mittente.

La persona che voglio essere è felice per i sorrisi dei grandi, per l’emozione dei piccoli e per i piedini al vento dei piccolissimi, che non sanno bene perché sono lì ma che iniziano a ridere, se gli fai il solletico sotto la pianta e li guardi come se fossero la cosa più preziosa al mondo.



 

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