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La vita è un campo di girasoli

Caro amico,

oggi avevo voglia di scriverti e ringraziarti. Perché la tua presenza non è scontata, anche se forse non te lo dico abbastanza di frequente.

In questi giorni ho pensato spesso al fatto che, nonostante tutto, qualcosa di buono devo averlo fatto, per meritarmi tutto questo affetto incondizionato. E allora grazie di nuovo, per essere al mio fianco in questa vita incredibile, fatta di partenze e ri-partenze, di vicinanza e parole vere.

Spesso ho come avuto la sensazione di averti dimenticato, o di aver accantonato il tuo ricordo in un angolo. Di non averti dedicato abbastanza tempo o attenzione: semplicemente mi ero fatta trascinare dalla centrifuga dei giorni, e avevo perso la bussola. Ti chiedo scusa per l’assenza, per le frasi sbrigative, e per la rincorsa fatta quando mi sono resa conto di aver sbagliato tutto.

Probabilmente ci sono state volte in cui avresti avuto bisogno di me e io non sono stata all’altezza, o forse non ci sono stata proprio. Poi ci sono state le volte in cui la distanza avrebbe potuto rendere la comunicazione più difficile, ma non l’ha fatto.

Ho parlato con te a lungo, spesso per ore intere, senza accorgermi del passare del tempo: seduta sui gradini della basilica in piazza San Lorenzo, a Firenze, o accanto alla fermata del tram in Cordusio. A pochi passi da casa, mentre mi avviavo verso la metropolitana, o seduta su una panchina di legno nel cortile della mia guest house, in Kirghizistan.

Abbiamo parlato vis à vis, fuori da una gelateria, nella nostra città, e via Skype (me lo ricordo ancora: ero seduta al tavolo della mia cucina milanese, e non vedevo l’ora di sapere cosa ti passava per la testa).

Una volta abbiamo parlato persino quando ero in montagna, ed arrancavo per raggiungere la cima. Ti ho risposto, una volta arrivata alla fine del sentiero: era un momento complesso, e non avrei mai voluto lasciarti solo mentre i pensieri sembravano soffocarti.

E sai cosa? Queste parole mi hanno fatto bene, anche quando mi dicevi cose che non avrei voluto sentirmi dire. Quando mi facevi domande importanti, e io non sapevo trovare una risposta adeguata.

 

Ho tentato di esserci, esserci quanto te, e ho fatto il possibile per infonderti forza e caparbietà. Non credo di esserci sempre riuscita, ma ho fatto del mio meglio, e questa è l’unica cosa che conta.

Quando ho provato del dolore, e ho trovato il coraggio di parlarne, tu ci sei sempre stato. Mi hai fatto sentire forte e mi hai indirizzato verso la consapevolezza. Mi hai detto che nella vita, quando si parla con sincerità, non bisognerebbe mai avere paura.

Che l’amore è altro rispetto a quello che credevo di conoscere, per quanto facesse male ammetterlo. Che la solitudine è un’arma potentissima, e che solo una volta capiti noi stessi possiamo essere in grado di amare l’altro.

Grazie, amico, per essere stato in crisi quanto me. Per esserti lasciato trascinare dai dubbi, per aver avuto paura di crescere, di mollare tutto e di andare. Anche se poi, alla fine, l’hai fatto comunque. Sei cresciuto, te ne sei andato – o sei restato – e hai preso decisioni.

Ti voglio ringraziare perché mi hai permesso di capire che la vita è un immenso campo di girasoli, e che la nostra esistenza inizia quando seguiamo la luce, senza farci abbagliare. Che dobbiamo circondarci di piante meravigliose, in grado di colorare il nostro orizzonte senza metterlo in ombra. E che ci siano davvero, nonostante tutto.

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