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In viaggio lungo la Pamir Highway

Esplorare la Pamir Highway con i mezzi pubblici

Quando ho iniziato a pensare seriamente al fatto di lasciare la mia motocicletta a Bishkek prima del tempo, e affrontare la Pamir Highway in maniera alternativa non è stato facile convincermi. Mi sono dovuta arrabbiare con me stessa, prendermela con i miei limiti e la consapevolezza che, più lontano di così, davvero non potevo andare.

Dentro di me, però, sapevo che dovevo solo mettere da parte una sciocca, ed orgogliosa, presa di posizione e ragionare.

Ho aperto la Lonely Planet che mi aveva accompagnata durante i primi due mesi di viaggio e l’ho studiata in ogni riga, carta geografica alla mano.

E sono felice di averlo fatto, perché il sapermi adattare ad una situazione di cambiamento mi ha regalato uno dei roadtrip più emozionanti della mia vita.

 

Credits: Caravanistan
Pamir Highway, un viaggio da condividere

Una volta intrapreso il percorso della Pamir Highway, però, mi sono resa conto che tutte le informazioni che stavo raccogliendo, chilometro dopo chilometro, erano davvero preziose. Mi trovavo nella situazione di conoscere, capire e imparare cose che nelle pagine della mia guida proprio non c’erano, o non venivano trattate in maniera abbastanza chiara: è nata lì, allora, l’idea di immagazzinare tutta la bellezza di quello che stavo vivendo e scriverne poi una volta tornata a casa.

Di tenere bene a mente ogni cosa e condividere quello che era stato, per chi vorrà percorrere lo stesso sentiero in futuro.

Perché, nonostante sia nato da un imprevisto e sia stato impegnativo, è valso ogni minuto di marcia, di attesa sotto il sole e di salti sulle buche.

Dushanbe – Khorog

Il punto migliore nel quale far iniziare il nostro itinerario di esplorazione della Pamir Highway sono convinta sia Dushanbe.

La capitale tajika, con i suoi ampi viali, la sua vita in movimento e la sua efficiente rete di servizi è perfetta per darsi il tempo di organizzare ogni cosa.

Arrivando all’aeroporto internazionale di Dushanbe nel primo pomeriggio, avevo deciso di dedicare quel giorno all’organizzazione degli spostamenti, di tutto il necessario e all’esplorazione della città.

Dall’aeroporto, con lo zaino in spalla, mi sono mossa verso la Badakhsan Auto-stand – Badakshanskaya avtosansiya in russo, nel caso abbiate bisogno di chiedere informazioni – [📍38.558021, 68.810768]: su Maps.me il punto da raggiungere è segnalato da una piccola icona blu e bianca, raffigurante il retro di un bus, accompagnata dalla voce “Khorog”. È esattamente da quel punto che partono i mezzi per avvicinarsi alla Pamir Highway, ed è buona cosa fare un piccolo sopralluogo il giorno prima, per cercare un’auto, un driver e mettersi d’accordo sulle tempistiche.

Per quella prima notte in Tajikistan mi sono appoggiata all’Hostel Yeti [📍38.564456, 68.808306, 💰 7$ il posto letto in dormitorio senza colazione] anch’esso facilmente raggiungibile a piedi e comodo per dirigersi verso la stazione delle auto. Dove, dopo aver contrattato per un po’ per quanto riguarda il prezzo, ho preso appuntamento per le ore 9 del giorno seguente. Il pomeriggio nella capitale è passato veloce, grazie ad una ragazza conosciuta su Couchsurfing, ho cenato insieme ai compagni di camerata e poi sono andata a dormire. La mattina dopo mi sono presentata puntuale alla fermata, e sono salita a bordo della jeep scura che avrebbe guidato verso est, lungo la prima tappa della mia Pamir Highway, condividendo l’avventura con due ragazzi italiani e una coppia di signore locali.

Per arrivare a Khorog abbiamo impiegato circa 14 ore, lungo una strada che, inizialmente piacevole da percorrere e ben asfaltata, si è fatta ben presto dissestata. Questa lunga tappa, che comunque viene interrotta da una breve pausa pranzo, mi è costata 20 $.

Tappa 1: Dushanbe-Khorog
Khorog – Langar

Dopo aver trascorso due notti al Pamir Lodge [📍38.486839, 71.562397, 💰7$ a notte in dormitorio, colazione disponibile a 3$], aver conosciuto la città, il mercato afghano del sabato mattina e aver esplorato la Jizeu Valley, volevo che il mio viaggio continuasse verso la Wackan. L’ampia U che scende verso sud, si allarga e poi risale verso Murghab, mi era stata raccontata come una zona meravigliosa, fatta di picchi innevati, villaggi incastonati in una valle verde e fiumi che si inseguono, a pochi passi dall’Afghanistan.

Ero curiosa e impaziente, mentre mi dirigevo verso la fermata dei mezzi che tutti i giorni si muovono verso quella zona.

Attraversato il bazar e il ponte sul fiume mi sono fermata solo quando ho visto, in un piccolo spiazzo, alcune auto ferme in attesa dei passeggeri. Ero nel posto giusto [📍37.490792, 71.536616], mi sono dovuta solo armare di pazienza e aspettare che ci fossero abbastanza viaggiatori diretti verso la mia destinazione. Il tragitto è durato diverse ore, ma me la sono cavata con 80 somoni (circa 9$).

La notte l’ho trascorsa nell’ultima homestay sul limitare del villaggio, ma non la consiglierei particolarmente.

Tappa 2: Khorog-Langar
Langar – Bibi Fatima – Ishkashim

La mattina dopo, nonostante le poche ore di sonno, mi sono svegliata presto: i due ragazzi indiani con i quali avevo risalito la valle di Jizeu mi avevano parlato della bellezza di una zona chiamata Engel Meadows e volevo provare a raggiungerla.

Purtroppo non ci sono riuscita, nonostante avessi chiesto informazioni al villaggio: sono salita in quota lentamente, lasciandomi la Wackan Valley alle spalle, insieme alla catena montuosa dell’Hindu Kush. Il sentiero verso la cima del monte Engel non era chiaro e ben battuto, nascosto fra le pietre e i minerali che riflettevano la luce e ogni mio passo, quindi ho preferito non rischiare. Dopo un po’ mi sono fermata, godendomi la giornata tiepida, e mi sono messa a scrivere.

Verso l’ora di pranzo ho raccolto le mie cose e, insieme a due ragazzi conosciuti al villaggio, ho deciso di percorrere la strada al contrario e tornare verso Khorog, fermandoci per la notte ad Ishkashim.

Tappa 3: Langar- Bibi Fatima- Ishkashim

Per 135 somoni a testa (circa 15$) abbiamo trovato un passaggio a bordo di una buona 4×4, prevedendo con il driver anche una sosta alle famose sorgenti termali di Bibi Fatima (💰10 somoni l’ingresso), che si trovano in una località di montagna che merita assolutamente una deviazione.

Dopo aver trascorso dieci minuti immersa nell’acqua bollente, insieme ad un nutrito gruppo di donne del luogo, sono uscita e ho trovato i miei compagni di viaggio fuori ad aspettarmi. Ci siamo rimessi in moto, e per la fine del pomeriggio siamo arrivati alla guesthouse Hani [📍36.727187, 71.611834, 💰12$ per la notte in dormitorio e la cena]. Ho mangiato, fatto una doccia e per le 21 ero già nel mio sacco a pelo, pronta per una lunga notte di sonno.

Ishkashim – Khorog

Trovare un mezzo per tornare definitivamente a Khorog ha richiesto pazienza e, come per il giorno precedente, tanta capacità di trattativa. Una volta chiusa dietro di noi la porta della guesthouse, ci siamo incamminati verso la via principale di Ishkashim. Lungo questa lingua d’asfalto transitavano mezzi di tutte le fogge e di tutti i prezzi: dopo aver trovato il punto migliore in cui fermarci [📍36.726469, 71.613655] abbiamo iniziato a domandare ad ogni auto che sembrava diretto nella nostra direzione. Una volta spuntato il prezzo giusto (50 somoni, poco più di 5$) il resto è venuto da sé: nel primo pomeriggio eravamo già a Khorog, e insieme ai miei compagni di viaggio abbiamo approfittato della bella giornata per trascorrere dei momenti di relax bevendo un tè con una vista unica sul fiume. Pensando alle avventure che ci eravamo lasciate alle spalle, e alla Pamir Highway che, ancora, ci restava da esplorare.

Tappa 4: Ishkashim – Khorog
Khorog – Murghab

Non volevo lasciare inesplorato nulla, in questo viaggio, quindi avevo deciso di tornare a Khorog per poter raggiungere Murghab percorrendo la famosa M41.

Organizzare questa parte del percorso è stato piuttosto semplice: a lato del bazar, nel centro della città, moltissime auto sono posteggiate in attesa di racimolare il numero necessario di persone per poter partire a “pieno carico”.

Tappa 5: Khorog – Murghab

Io mi sono presentata alla partenza [📍37.490507, 71.537644] verso le 8 del mattino, credendo di fare la cosa migliore. In realtà non siamo partiti prima delle 10, ma almeno sono riuscita ad ottenere un prezzo ragionevole (120 somoni, circa 13$) e ad assicurarmi un posto comodo.

Sono arrivata a Murghab solo verso sera: erano le 18.30 quando ho varcato la soglia della guesthouse Erali, ed ero affamata. Con 15$, però, passa la paura, e ci si assicura un posto tranquillo in cui dormire, una buona cena e un’ottima colazione.

Murghab – Osh

Nel caso di questa tappa, invece, chi si presenta al mattino presto vince. I mezzi che puntano verso nord partono tutti, e in maniera piuttosto meticolosa, dallo squinternato bazar cittadino [📍38.175283, 73.973049].

Io, per un notevole colpo di fortuna, ho casualmente incontrato la coppia francese con la quale avevo diviso il passaggio il giorno prima, e quindi ci siamo sostenuti a vicenda.

Abbiamo trovato il mezzo più assurdo di sempre, ed erano quasi le 14 quando siamo riusciti a metterci in moto, sapendo di avere di fronte a noi una lunga traversata.

Con 150 somoni (circa 16$), e più di 10 ore di viaggio, siamo arrivati a Osh in tarda serata. Era già buio da un pezzo quando mi sono infilata sotto le coperte del mio letto a castello all’ostello Biy Ordo (💰7$ a notte in dormitorio, senza colazione).

Il giorno dopo avrei dovuto decidere cosa fare: volevo sicuramente dedicare qualche giorno alle montagne, e salire di quota, questa volta a piedi.

Tappa 6: Murghab – Osh
Osh – Arslanbob

In mio aiuto si è magicamente materializzata Franziska, una ragazza tedesca che come me cercava di organizzare i propri spostamenti in autonomia e sognava di fare un’esperienza di trekking in zona. Ci siamo conosciute per caso nella reception dell’ostello e abbiamo fatto subito gruppo.

Dopo aver dedicato un po’ di tempo all’esplorazione del bazar ci siamo dirette in taxi (💰50 somoni a testa) alla New Central Bus Station [📍40.562096, 72.770797], dove ogni giorno alle 14.10 parte la mashrutka che porta verso nord, verso Arslanbob.

Tappa 7: Osh – Arslanbob

La cittadina, avvolta da una lussureggiante foresta di noci, è il luogo perfetto per organizzare escursioni di ogni tipo, oppure anche solo per passeggiare nel verde, fra cascate e alberi verdissimi, che in questa stagione si stanno preparando a dare vita ai propri frutti migliori.

Lo spostamento da Osh ad Arslanbob mi è costato 210 somoni (circa 3$) ed è durato poco meno di 4 ore. Una volta arrivati nella piazza centrale, che funge anche da fermata dei mezzi, è impossibile non notare la freccia che indica l’ufficio del CBT (📞0773342476, 📍41.338364, 72.927964). Aperto ogni giorno, dalle 9 alle 18 (e oltre, ma con un’ora di pausa pranzo fra le 13 e le 14), è un punto di riferimento fondamentale.

Arslanbob, che sta imparando ad investire sul proprio patrimonio locale, è una realtà perfettamente rappresentante il concetto di Community Based Tourism: attraverso l’ufficio è possibile trovare una guesthouse nella quale soggiornare, organizzare trekking e ogni tipo di esperienza nella natura e persino ottenere informazioni in merito ai mezzi e a come muoversi in tutto il Kyrgyzstan.

Io e Franziska abbiamo trascorso tre notti nella guesthouse numero 10, Shakirbek, pagando 700 somoni (circa 10$) al giorno per il pernotto, la cena e la colazione [📍41.338709, 72.922275].

Un trekking indimenticabile, sulle vette del Kirghizistan

Il trekking verso Ontama, sulla direttrice che porta all’Holy Lake, è stata una delle esperienze più belle dell’intero viaggio in Asia centrale.

A 3300 metri di quota, dopo 1700 metri di dislivello, siamo arrivate in cima al crinale e ci sembrava di aver compiuto una straordinaria impresa.

Accompagnate da una guida, da un cuoco (ma di fatto due guide) e da due cavalli, siamo risalite piano piano, mentre il cielo si apriva e lasciava spazio alle cime innevate.

Senza l’aiuto del CBT, che organizza una rete efficientissima di guide esperte, difficilmente avremmo trovato il sentiero fino alla cima, e la possibilità di camminare senza il peso dello zaino – e contando sull’aiuto di persone competenti in caso di bisogno – ha reso l’esperienza il più divertente e serena possibile.

Due giorni di cammino, insieme alla guida, i cavalli, cibo e noleggio tenda mi sono costati circa 7500 somoni (circa 110$): una cifra superiore al mio budget giornaliero standard, ma che sono stata felice di spendere nel “qui e ora”. Pensando anche che, in quel momento, stavo offrendo un’occasione di riscatto alle persone che ci stavano accompagnando, e che mettevano passione e competenza in ogni singolo passo.

Ce ne siamo andate da Arslanbob solo dopo 4 giorni: per me era tempo di avvicinarmi a Bishkek, nella breve attesa del mio volo per l’Italia, mentre Franziska si sarebbe diretta verso Naryn.

Arslanbob – Bazar Korgon – Bishkek

Trovare un mezzo diretto per Bishkek da Arslanbob è possibile, sempre grazie al CBT, ma mi erano stati chiesti 2000 somoni. Una via alternativa, e non particolarmente complessa, però, esiste.

Basta prendere una mashrutka dalla piazza principale del paese [📍41.337262, 72.928382], in direzione di Bazar Korgon (💰60 somoni, meno di 1$), e poi un taxi condiviso fino alla capitale kyrgyza (💰1000 somoni, circa 14$).

Le auto, una volta scesi dal minivan alla stazione dei bus di Bazar Khorgon, si fermano sullo spiazzo appena dietro lo stabile [📍41.03636, 72.737503]. Anche qui basta trattare il prezzo, ma 1000 somoni è la cifra giusta.

Tappa 8: Arslanbob – Bazar Korgon – Bishkek
Cose utili da avere con sé in un viaggio in Asia Centrale
  • L’app di navigazione Maps.Me, che mette a disposizione gratuitamente le mappe di Paesi difficilmente trovabili altrove, in maniera molto accurata anche per quanto riguarda luoghi di interesse, stazioni e ostelli, e l’app Hostelworld, per trovare un alloggio a prezzo contenuto. In Kyrgyzstan, e nell’area di Dushanbe (TJ), è molto attiva anche la community di Couchsurfing.
  • La guida Lonely Planet dedicata proprio all’Asia Centrale: una vera e propria miniera di informazioni utilissime per quanto riguarda l’organizzazione degli spostamenti e, spesso, la scelta dell’alloggio. 
  • Per quanto riguarda il contenuto dello zaino credo che bastino poche cose: un sacco a pelo (anche per questioni igieniche in alcuni ostelli/homestay, soprattutto sulla Pamir Highway), un cuscino da campeggio, una torcia elettrica, un caricatore multi-USB al quale poter attaccare più dispositivi nello stesso momento, una borraccia termicacrema solare e il vero kit di vera sopravvivenza alla vita in viaggio, e cioè tappi per le orecchie e mascherina.

Nel caso si prevedesse di arrangiare alcune notti senza appoggiarsi alle strutture, avere anche una tenda leggera e un materassino potrebbe essere fondamentale, nonché utile per abbassare drasticamente i costi.

Gestione del denaro

Pensare di poter prelevare comodamente dagli sportelli ATM, soprattutto da Khorog in poi, sarebbe un pensiero decisamente ottimistico: lungo la Pamir Highway le carte straniere vengono sistematicamente rifiutate, sopratutto se appartenenti al circuito MasterCard. Se possedete una carta Visa potrebbe andarvi meglio, ma la soluzione migliore è sicuramente avere con sé il denaro necessario per coprire tutte le giornate di viaggio. Una volta percorsa la M41, e risaliti verso Bishkek, il problema non si pone più, ma fino ad allora rifornirsi di denaro in caso di imprevisti potrebbe diventare una grossa gatta da pelare.

Nella capitale kyrgyza non è difficile trovare bancomat che permettono di erogare anche dollari, anche se quasi sempre con un limite giornaliero: solitamente si aggira sui 8000 com (circa 115$) o 200/250$.

Se deciderete di percorrere la Pamir Highway nella direttiva più consigliata, e cioè in senso antiorario, il punto utile per rifornirsi di denaro contante (nel caso non abbiate deciso di portarli direttamente dall’Italia) è Dushanbe.

Nelle vicinanze dell’Hostel Yeti, sul lato dell’Hotel Sheraton e passata la Banca del Pakistan [📍38.56305, 68.809117], un ATM mette a disposizione la doppia valuta. Il limite di erogazione è simile a quello praticato in Kyrgyzstan, è cioè di 800 somoni (circa 90$) e 200$.

Buona cosa è avere il denaro in tagli piccoli (per pagare i mezzi e i pernotti più comodamente), e nel caso il bancomat non li erogasse si può sempre chiedere di farseli cambiare. Alla Banca del Pakistan sono stati molto disponibili, e ho creato il mio piccolo gruzzolo in tagli da 10 e 20$.

Budget previsto per 15 giorni: circa 400 euro

Noleggio continuativo o spostamenti fai da te?

Esplorare la Pamir Highway è sicuramente un’avventura straordinaria, ma che necessita di un minimo di elasticità e capacità di adattamento.

Molte sono le agenzie che permettono di organizzare il noleggio di un’auto 4×4 con autista, lasciandovi la libertà di decidere itinerario e durata.

Questa opzione, estremamente comoda, ha però un costo notevole: oltre a coprire i costi della benzina, la tariffa deve anche far rientrare l’autista delle spese di pasti e pernotto. Credo che possa valere la pena di orientarsi verso questa soluzione solo nel caso in cui si abbia la possibilità di dividere il tutto fra tre/quattro persone. Il Pamir Lodge di Khorog, un vero e proprio crocevia di viaggiatori diretti verso le montagne, è il luogo perfetto per informarsi in merito a questa opzione e trovare compagni di viaggio per la propria avventura lungo la Pamir Highway.

Spassionatamente, però, sceglierei di fare altrimenti: gli spostamenti lungo la M41 e la Wackan possono essere fatti anche affidandosi a mezzi da trovare di volta in volta. Questa guida è nata per questo motivo: per offrirvi gli strumenti necessari a organizzare il vostro itinerario senza eccessivi problemi, con punti di riferimento precisi e un occhio di riguardo nei confronti del portafoglio.

Per una settimana di viaggio a bordo di una jeep a noleggio – solo lungo la Pamir Highway, da Khorog fino ad Osh – mi erano stati chiesti 250$: arrangiandomi giorno per giorno, cambiando sempre scenario e compagni di viaggio, per compiere un tragitto più articolato e affine ai miei interessi, arrivando sempre ad Osh, sono riuscita a spendere solo 105$.

Conclusioni

Sono rientrata a casa da pochi giorni, sancendo con la parola “fine” una delle esperienze più belle, appassionanti e intense della mia vita.

Fatico a trovare una direzione, ora come ora, ma sentivo il bisogno di condividere quello che è stato, provare a trasmettere la forza e lo spirito che ho sentito muoversi dentro di me in questi lunghi giorni di viaggio.

Ripartirei domani per la Pamir Highway e mi lascerei travolgere dagli errori, sperando di tornare a casa come sono ora: più forte, e consapevole. Nell’incertezza, con la certezza del cuore.

 

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