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Per viaggiare in moto bastano 250cc

Viviamo in una realtà che è realmente convinta che sia il di più a fare la differenza. Che sia l’andare forte l’unico modo per andare. Che sia necessario avere fretta, quando in realtà, l’unica cosa che conta davvero, è avere tempo. Viviamo in un mondo che ride di noi, se ci allontaniamo dal sentiero più battuto, o se scegliamo di essere non convenzionali. Viviamo in un mondo che ritiene che viaggiare sia possibile solo con mezzi grossi, con motori potenti. Ma viviamo anche in un mondo in cui ci sono persone che sono la prova lampante di quanto stiamo sbagliando, e che ti dimostrano che per viaggiare in moto bastano 250cc.

Non c’è mai stato un giorno, in viaggio, in cui mi sia pentita di aver comprato la mia CRF250L di Honda.
Steph Jeavons

Nella mia personale lista di donne alle quali ispirarmi, dopo la mia amica Miriam Orlandi, Steph balza sicuramente sul secondo gradino del podio. Originaria del Canada ma cresciuta in Galles, è la prima donna britannica ad aver circumnavigato il globo, raggiungendo tutti e 7 i continenti. Mettendo piede (e tasselli) perfino in Antartide. Ovviamente in sella a una Honda CRF250L (di nome Rhonda), che l’ha accompagnata in 54 paesi e un’avventura lunga 4 anni. A riprova del fatto che per viaggiare in moto bastano 250cc, e che pochi cavalli portano davvero lontano.

Qui il suo sito web.

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Lo sbarco in Antartide è forse uno dei momenti più leggendari del viaggio di Steph.

 

Ben, alias “The King on the Road”

Ben è partito a soli 21 anni, in sella alla CRF250L. Da Londra ha raggiunto il Pakistan, prendendosela con tutta la calma che caratterizza appieno il suo slow-travel. Non sono mancati gli inconvenienti, le cadute, i problemi da risolvere e la solitudine. Ma il giovane Ben ha le spalle larghe, e non si è certo fatto abbattere.

Ora è tornato in Regno Unito, per richiedere un nuovo visto per il Pakistan. Io non vedo l’ora di rivederlo di nuovo in sella, e quindi seguo con assiduità la sua pagina Facebook. Interessantissima l’intervista realizzata prima della partenza, in occasione dell’Adventure Travel Film Festival.

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One Road, One World

Erano partiti da un paio di anni, e da 20 mesi stavano attraversando l’Africa in sella alle loro CRF250L, quando Gülçin ha scoperto di avere un cancro al seno. Operata d’urgenza, con il compagno Ferry sempre al suo fianco, ha lottato come una guerriera per tornare in sella al più presto.
Ora la coppia ha ripreso il viaggio, proprio dallo stesso Paese in cui si erano fermati mesi per vincere la malattia e tornare a sognare. E portano avanti un progetto, chiamato « Find early, fight easy », per sensibilizzare in merito all’importanza della prevenzione per quanto riguarda il tumore al seno.
One Road One World sono un grande esempio per tutti noi, motoviaggiatori e non. Sono un modello straordinario di coppia, viaggiatori e comunicatori.

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Anche il loro sito web è molto bello, e condividono informazioni importanti, realmente utili per chi sogna di viaggiare per il mondo in sella alla CRF250L.

Li seguo con costanza e tanta, tantissima ammirazione.

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Amsterdam to… Anywhere

Peter e Leonie hanno lasciato i propri rispettivi lavori, nel dicembre del 2013, con lo scopo di partire per uno straordinario viaggio intorno al mondo.

Sono tornati solo dopo quasi 3 anni, e 112mila chilometri percorsi con le loro CRF250L. Un’avventura così significativa che è valsa loro il prestigioso riconoscimento di Jupiter’s Travellers.

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In Africa
Sul Salar, in Bolivia.
Anatoly Chernyavskiy

Come racconta sul suo sito web, Anatoly ha deciso di viaggiare in moto per sfuggire al permafrost della vita quotidiana. E io, da viaggiatrice, posso capire perfettamente quello che intende.

Nato in Tajikistan e cresciuto in Russia, ha esplorato questo paese per anni, guidando da Murmansk fino a Vladivostok, dal Caucaso alla Chukotka, visitando quesi tutte le regioni della Russia e dell’ex Unione Sovietica. Ha poi viaggiato in Asia centrale e America Latina. La sua impresa più straordinaria? Attraversare la Chukotka (la regione più remota dell’Eurasia) dal Pacifico all’Artico, caricando la sua moto su una barca gonfiabile quando doveva attraversare i fiumi.

Potete leggere una sua bellissima intervista sul blog di Itchy Boots!

Anatoly guida una Honda XR250 Baja, ed è un fotografo eccezionale. Ha documentato gli anni trascorsi in viaggio in un libro fotografico che si intitola “Between 2 Oceans”, che potete ordinare qui.

 

Non vi sono bastati questi esempi, per capire che per viaggiare in moto bastano 250cc? Ricordatevi che ci sono persone che viaggiano anche in Vespa, o in bicicletta.

 

Ilario Lavarra

In sella alla sua Corazzata Ilario Lavarra ha attraversato le Americhe, nel corso di due anni. Se avete letto il libro di Miriam Orlandi, “IoParto”, vi ricorderete di lui perché viene citato più di una volta. Percorre 82mila chilometri, con una Vespa di 40 anni che ha 150 chilometri di autonomia. Prima di tornare a casa per qualche anno, e poi ripartire. Nel 2017 si imbarca per il suo giro del mondo, pardon, Le Gran Tour, in sella ad Ardimentosa, che di anni ne ha addirittura 50. Una Vespa GT del 1968.

Potete seguire Ilario sul suo blog, che aggiorna con costanza, e fantasticare con lui ogni chilometro di questi 150mila intorno al globo.

Dopo 90mila chilometri Ilario raggiunge l’Asia Centrale.

PS: ora la sua Vespa Corazzata riposa, con tutti gli onori che si merita, al Museo Piaggio di Pontedera. Accanto ai mezzi di Giorgio Bettinelli.

Dino Lanzaretti

Quando penso al viaggio in bicicletta penso a lui, che su due ruote (e senza motore) ha esplorato alcuni degli angoli più belli del globo. Dalla Siberia, dove la temperatura ha raggiunto anche -60°, al Tibet, Dino ha percorso decine di migliaia di chilometri in bici, e continua a farlo.

In Tibet.

Alla faccia di chi dice che serva di più per viaggiare. Lui è la dimostrazione che l’unica cosa indispensabile per mettersi in movimento è il cuore. E una buona forza nelle gambe, ça va sans dire.

Salar.
In Siberia.

Vi siete per caso persi i suoi TED Talks? Vi conviene rimediare, e poi prepararvi per il prossimo viaggio: perché è l’unica cosa che vorrete fare finito di guardarli.

 

Spero che ora, conoscendo anche queste storie, il messaggio che diffondo ogni giorno risulti più chiaro. Perché ognuno si mette in viaggio con lo strumento che sceglie, con lo strumento che ha, con lo strumento che sente più vicino. L’importante è andare 💛.



 

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