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Sono pronta per mettermi in viaggio

Chi mi conosce, o mi segue da tempo, sa che uno dei desideri più grandi della mia vita è quello di raggiungere il Nepal in motocicletta🇳🇵. Un sogno che nutro da tempo, e al quale ho consacrato tutto il mio impegno.

Per questo motivo ogni giorno in più lavorato, ogni centesimo guadagnato… Nella mia mente rendono quel viaggio sempre meno lontano, meno impossibile. Ho iniziato ad accumulare risparmi nella maniera più meticolosa possibile, mese dopo mese, perché sono consapevole che le fantasie non si concretizzano per magia, nemmeno se lo desideriamo veramente. Servono impegno, dedizione, e uno sguardo fisso verso l’obiettivo per fare la differenza nella nostra vita, e per rendere reali anche i sogni più ambiziosi.

Il primo passo fondamentale verso la concretizzazione del sogno è stato quello di comprare una moto adatta, e questo l’ho fatto a novembre dello scorso anno. La Honda CRF250L, dopo averla provata per un weekend intero in Toscana in compagnia di Honda Moto Italia, mi ha rapito il cuore, e non ci ho messo molto tempo a prendere la decisione di acquistarla. Vi ho parlato spesso di come, per me, il feeling con il proprio mezzo sia fondamentale, soprattutto durante viaggi avventurosi e in solitaria: con la CRF250L sono convinta di aver fatto la scelta giusta, nonostante questo, in linea teorica, mi abbia fatto fare un mezzo passo indietro.

Ho dato fondo alle finanze accumulate fino a quel momento per comprare il mezzo perfetto per lanciarmi nell’esplorazione verso est, ma d’altronde non avrei potuto fare altrimenti. Essere consapevoli delle proprie capacità, dei propri limiti ma anche di quello che vogliamo è il primo passo verso una vita più serena e delle esperienze più costruttive, così mi sono buttata. Avevo bisogno di una compagna che mi facesse sentire bene, forte e indipendente. Sapevo cosa significava affrontare un viaggio sentendosi a disagio, non padrona della situazione: un errore che avevo commesso una volta, ma che non avrei ripetuto. Se tutto cominciava dal mezzo, allora, quella era la strada giusta. Avrei lavorato ancora di più per compensare la spesa, e mi sarei impegnata per rendere possibile anche tutto il resto. Consapevole di avere, ora, una base concreta dalla quale partire, qualcosa che è più di una fantasia e di un sogno ad occhi aperti: ogni volta che apro il garage la mia Honda CRF250L è lì ad aspettarmi. A ricordarmi che se lei è pronta per vivere davvero, io non posso essere da meno.

È cambiato tutto, e non è cambiato niente

Nel corso dei mesi mi sono detta che la partenza sarebbe stata possibile solo una volta che i risparmi avessero raggiunto una determinata cifra, già al netto di Carnet de Passage, visti e tutti i documenti necessari. Una cifra importante, non stellare ma comunque sostanziosa, che mi avrebbe permesso di sentirmi sicura nel possibile imprevisto. Che mi avrebbe permesso di allungare il viaggio il più possibile (idealmente 12 mesi), godermi ogni chilometro lento e poi tornare, solo quando ne avessi davvero sentito la necessità.

Una decisione che sostengo ancora oggi, e che reputo più che ragionevole. Se non fosse che, nel frattempo, ho dato taglio netto alla mia vita e l’ho completamente rivoluzionata: ho lasciato un lavoro tempo indeterminato in Italia, che mi rendeva infelice, e sono tornata a Parigi per 6 mesi. Per ricominciare e darmi spazio. Per ritrovare una gioia che avevo perso da tempo.

Sogno ancora di intraprendere il mio Grande Viaggio? Sì, assolutamente, oggi più di ieri, ma il tempo scorre implacabile e, senza quasi rendermene conto, un terzo del mio tempo qui in Francia è già trascorso.

Cosa farò poi?

Ho pensato spesso al dopo, con leggerezza e senza paura, interrogandomi sulle diverse possibilità, sulle prospettive e sui desideri che si affollano dentro di me. Quando il mio contratto a Disneyland Paris finirà, a fine settembre, sarò disoccupata. Nonostante continui a risparmiare, e la mia ottica non sia cambiata, devo essere ragionevole nel rendermi conto che per allora la fantomatica cifra necessaria a rendere possibile il viaggio in Nepal non l’avrò comunque raggiunta. Che fare, allora? Tornare a casa, e cercare disperatamente lavoro, nell’attesa di un giorno in cui avrò fondi sufficienti per realizzare il mio sogno? Oppure pensare a una diversa opzione, e seguire ancora una volta il mio istinto?

Una volta tornata in Italia chi lo sa cosa potrei trovare: potrei non trovare un impiego o invece sì. Potrei firmare per qualche altro mese di lavoro o firmare per un tempo di nuovo senza scadenza. Potrei trovare qualcosa che mi piaccia davvero, oppure potrei essere di nuovo infelice. Cosa ne sarebbe, dei miei sogni, allora? Cosa ne sarebbe di questo momento della vita che è quello giusto per fare le cose che desiderano pancia e cuore?

Io non credo nell’assurda teoria che la società nella quale viviamo si ostina a propinarci, secondo la quale il tempo della libertà arriva solo dopo una vita di lavoro, dopo anni di costruzione e mortificazioni. Perché la verità è che non sappiamo cosa succederà poi, e a me non sta bene mettere in stand-by l’esistenza.

Io voglio vivere adesso

Ero arrivata a questa conclusione anche prima di partire per il viaggio in Asia Centrale, ma spesso è facile perdere le buone idee per strada e ritrovarsi di nuovo a vagare senza una direzione.

Aspettare che il salvadanaio sul mio conto corrente suoni a festa, per annunciarmi il raggiungimento dell’obiettivo, ora come ora è una prospettiva tetra. Perché sono stanca di aspettare, lavorare duramente per un sogno lontano… e perché il fatto di non sapere cosa sarà della mia vita a partire dal 1 ottobre è in realtà un’occasione più unica che rara. E io voglio viverla, questa vita, non lasciarla scorrere senza mettermici in mezzo, e trarne tutto il bello che esiste.

«Life is short. The world is wide. I wanna make some memories».

Donna Sheridan, “Mamma Mia 2”

Quindi ho deciso di ricalibrare il tutto, continuare a lavorare sodo (come se avessi mai smesso nel corso di questi ultimi anni) e poi partire ad ottobre, non appena sarò pronta.

L’avventura affacciata sul mare

Ho deciso che percorrerò tutta l’Italia lentamente, fino alla Puglia, dove mi imbarcherò su di un traghetto che mi porterà in Albania. Da lì mi sposterò verso sud, e andrò a cercare il caldo in Grecia. Muovendomi, sempre in sella alla mia moto, fra terraferma e isole. Alcune sono sulla mia bucket-list da molto tempo, e non vedo l’ora di godermele nella stagione autunnale, quando i turisti saranno lontani e avrò il mare tutto per me.

L’idea è di viaggiare per qualche mese, almeno fino a fine anno. Intervallando gli spostamenti in moto e le esplorazioni a periodi in cui sarò stanziale, idealmente impegnata con alcuni Workaway molto interessanti che ho già adocchiato (parola d’ordine olive e cavalli, ripeto, olive e cavalli).

Non sarà il Nepal, non sarà un’avventura a 20mila chilometri da casa… ma sarà un viaggio, per me e dentro di me. Ed è l’unica cosa della quale ho davvero bisogno.

A tutto il resto, ora, non penso più. Perché già essere qui, in questo luogo che mi ha sempre dato così tanto, mi rende felice. Sono nella mia città d’adozione, in uno dei posti più magici al mondo, e sto concretizzando un viaggio speciale. E chissà, magari avrò la fortuna di tornare a Disneyland, a febbraio del 2020, per un altro contratto.

8 mesi di lavoro, e 4 di esplorazioni intorno al globo insieme alla mia fidata motocicletta. Non è una prospettiva grandiosa?

 



 

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