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Storia di un libro in viaggio

Per la mia vita non ho grandi sogni materiali. Ho più che altro un infinito elenco di luoghi da raggiungere e nei quali far riposare l’anima. Una cosa, però, la desidero da sempre: una grande biblioteca di libri con una storia da raccontare.

Nella mia futura casa – un nido da costruire nel mio posto del cuore, e al quale ritornare dopo ogni viaggio – vorrei avere un grande spazio che ospiti solo i libri di viaggio. Uno spazio che racchiuda il mondo intero attraversandolo, da un estremo all’alto, in sella alle parole più belle.

Dalla Patagonia di Chatwin all”Annapurna di Simone Moro, dal Tibet di Alexandra David-Néel e Heinrich Harrer all’Africa nera di Kapuściński. Passando per tutto l’Oriente, e gli straordinari giri di giostra, di Tiziano Terzani.

Nel corso degli anni, e dei tanti traslochi, ho imparato a tenere con me solo questi libri. Mi sono stretta a loro in ogni momento in cui la mia vita subiva l’ennesimo stravolgimento, e ho lasciato che mi guidassero nella corrente dei cambiamenti. Aiutandomi a remare in direzione delle mie fantasie e dei miei sogni, come fari in grado di condurmi verso porti sicuri in cui riposare.

Qualche giorno fa stavo guardando la mia libreria (purtroppo ancora ben lontana dalla fantasia che la vede sterminata, ma soprattutto localizzata all’interno di una casa di mia proprietà) quando mi sono accorta di un piccolo volume che possiedo da qualche tempo, ma del quale mi ero completamente dimenticata.

“Viaggiatori viaggianti. Da Bob Marley a Che Guevara. Giro del mondo in nove racconti” (edito nel 2006 da Terre di Mezzo) mi era stato regalato dal mio amico Alessandro all’inizio del 2017, quando mi sono trasferita a Milano e avevo uno scaffale ancora tutto da riempire.

Questo libro non è rimasto solo a lungo, ma è come se me ne fossi completamene scordata. Si è perso nel marasma della vita di un anno complicatissimo e doloroso, e me ne sono ricordata solo qualche giorno fa. Improvvisamente, è come se avessi messo a fuoco tutto, sopratutto la missione che avrebbe dovuto compiere fin dall’inizio. 

Parlare del mondo e poi tornare a viaggiare, passando di mano in mano. Sull’ultima pagina, ancora spaventosamente bianca, per troppo tempo ci sono state solo una data e una firma.

Ora non più, perché è pronto a mettersi di nuovo in marcia. Ed io con lui.

“Si sta in piedi, alla fine del mondo, con i pugni serrati e gli occhi chiusi. Guardando dentro per ammirare la bellezza e il dolore di quanto è stato creato su questa sottile crosta terrestre.

Chi sarà il prossimo a riceverlo?



 

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