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Un anno di noi, un anno di me

Voglio dirti che hai portato solo cose belle, volevo dirtelo quando ieri, tornando a casa dalla mia giornata di peregrinazioni, il sole calava sul fondo dell’autostrada e mi sembrava che tutto fosse così meravigliosamente sereno da non poterlo esprimere a parole.

Il giorno del mio ventiquattresimo compleanno ha segnato il nostro primo anno di vita insieme, i nostri primi percorsi affrontati: ho celebrato questo traguardo muovendomi in avanti, verso nuove conquiste, ma allo stesso tempo riguardandomi indietro e scavando dentro me stessa.
E mi rendo conto che questo continuo rimestare nella mia anima è un lavoro al quale ancora non posso imporre uno stop, che questi trecentosessantacinque giorni di sfide, dolore, soddisfazioni, paure, delusioni, rabbia e affermazione sono solo una minima parte del mio percorso verso la vita che voglio.

In questi dodici mesi la mia vita è cambiata drasticamente: la tua presenza, per assurdo, ha contribuito a questo in maniera decisiva. Non sei stata capita, non sei stata apprezzata, per alcuni sei perfino stata non voluta ma, dodici mesi dopo, posso dire che il 21 marzo del 2015 ho fatto entrare nella mia vita una delle poche cose che sono state in grado di cambiarla, in meglio.

Sembra assurdo, vero? Usare il proprio tempo per ringraziare un oggetto che non respira, che non ti ama, che non ti fa soffrire. E forse è proprio questo il bello, il fatto che un qualcosa di inanimato abbia saputo, molto più di me, fare pulizia nella mia vita e rimettere in ordine i pezzi che sembravano essere andati persi.

Solo chi ha provato cosa significhi abbracciare la libertà su due ruote, forse, può capire la grandezza dei sentimenti che da ieri continuano a vorticarmi dentro, e non reputarmi folle, visionaria, completamente svitata.

Folle e visionaria è stata la seconda metà del 2015 e, ancora di più, lo sono stati questi primi mesi di 2016: ti ho fatta entrare di petto nella mia vita – una cosa che faccio sempre, per indole, con le cose e le persone che mi stregano l’anima -, guardandoti con gli occhi pieni di orgoglio, di libertà, di indipendenza.
Sei stato l’oggetto del mio desiderio di evasione, il mio scettro contro le pareti che sembravano avvicinarsi sempre di più, pronte ad inghiottirmi, e sei finita per essere la mia guardia del corpo, il mio rifugio.
Un’amica fidata, una di quelle che non ti tradiscono mai, e che difenderai a spada tratta, qualsiasi errore combini. Ho imparato che chi non ti ama, chi ti guarda in cagnesco, chi vuole rinchiuderti, in realtà vuole rinchiudere me.
E io sono stufa di essere rinchiusa dentro me stessa: è un errore che commetto già troppo spesso da sola.

Ora è il momento che impari la via per la serenità, per la leggerezza, e che soprattutto smetta di farmi domande, di impormi limiti.
Devo continuare a potare i rami vecchi e quelli malati, per fare spazio, col sorriso, ai nuovi germogli. La natura non sbaglia mai: se deve essere, troverà un modo per farsi strada.

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