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Vi racconto una storia d’amore

Era il 2016 quando sono riuscita a mettere a fuoco che, per la prima volta dopo tanti anni, ero libera di decidere.

Era una sensazione strana: sentivo come se, improvvisamente, di fronte a me si fosse aperto un mondo fatto di mille possibilità diverse.

Così ho iniziato a muovermi senza paure, smettendo di dire no o farmi problemi. Sono tornata a pensare che ogni cosa fosse davvero realizzabile, e che la volontà fosse lo strumento per rendere le fantasie possibili.

Avevo iniziato il 2016 con un dolore sordo nel petto e un’assenza di orizzonti: non avevo più quello che avevo prima e non capivo cosa volessi per i giorni a venire.

Ero destabilizzata e lontana da qualsiasi conquista in grado di darmi una soddisfazione vera, così ho capito che l’unico modo per muovermi dallo stato di impasse nel quale versavo era di premere al massimo l’acceleratore.

Grattando la scorza dei ricordi e pensando a tutte le promesse che avevo fatto nel corso della mia vita, e che avevo pensato di nascondere un angolo, quando tutto il resto aveva preso il sopravvento.

 

Nella primavera del 2016 avevo preso la decisione che dopo l’estate avrei osato il grande passo: mi sarei trasferita a Parigi, tentando l’impresa di sopravvivere nella città dei sogni e delle difficoltà oggettive.

Avevo preso il coraggio a quattro mani e mi ero buttata, iniziando a contattare persone che avevano preso quella decisione prima di me e che avrebbero potuto darmi una mano importante. Avevo tutte le informazioni che mi servivano per fare il passo oltre confine.

Anche se la Disney – per la quale avevo fatto un colloquio a febbraio a Roma – non mi aveva ancora proposto un contratto, avevo deciso che avrei provato comunque a tentare la fortuna. Che non mi potevo far abbattere e che il sentiero me lo sarei creato da me, a qualunque costo.

 

Ora, più di due anni dopo quella prima promessa disattesa – nel mezzo si è infilata la vita, e tutto quello che ne consegue – sono di nuovo a quel punto e a quella immensa decisione.

Sono alla svolta fra il domani e l’oggi, e questa volta, però, ho schierato tutte le carte in tavola. Sono due anni più grande, due anni più matura, due anni più vecchia.

Sogno ancora di andare a Parigi, e questa volta per sempre.

Perché ho capito che, per me, i sogni più radicati sono quelli che pronunciamo quasi per scherzo, magari in un’età in cui le promesse hanno i colori del gioco, o dell’incertezza.

Era il 1998 quando, durante la parata nel parco che allora era chiamato Eurodisney, ho detto ai miei genitori che un giorno, quando sarei stata grande, avrei lavorato lì.

Allora avevano riso, ma hanno riso anche quando hanno saputo che, diciotto anni dopo, quella frase a mezza voce si era realizzata. Nel 2016, dopo qualche mese di attesa, sono davvero andata a Parigi per il mio primo contratto. Ed è stato subito amore, un amore così grande da infilarsi in un angolino dell’anima e non uscirne più. Nonostante abbia poi fatto scelte diverse, abbia deciso di allontanarmi e restare. In Italia, per credere in qualcosa che non comprendesse solo me, e provare a costruire una vita a due.

 

E ora, che di costruire e lottare in questo Paese non ho più voglia, i sogni tornano a dischiudersi silenziosi, ed improvvisamente è come se tornassi a ricordare ogni giuramento.

La più grande storia d’amore della mia vita è iniziata quando le fantasie belle erano l’unica cosa che avevo, ed è uno di quegli amori misteriosi, che resiste all’implacabile ondata del tempo e non svanisce. Fermenta e cresce, mentre aspetta di trovare il giusto momento per spiccare il volo.

E quel momento è arrivato.

“Che Parigi esista e qualcuno scelga di vivere in un altro posto nel mondo sarà sempre un mistero per me!”



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