Percorrere la Via della Seta in moto - La bionda sulla Honda
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in moto lungo la Via della Seta

In moto lungo la Via della Seta

È da molto tempo che medito di scrivere del mio viaggio in moto lungo la Via della Seta e non ho mai trovato il tempo, il desiderio e la forza di farlo. Perché, nonostante abbia già raccontato della mia esperienza in Asia centrale, e di come questa avventura verso est sia finita in maniera ben diversa come era cominciata, mettere nero su bianco tutto quello che è venuto prima, in qualche modo spaventa. Qualche giorno fa, però, cercando delle foto sul mio hard disk, sono incappata nella cartella dei video girati in quelle due settimane a zonzo per il Tajikistan e il Kirghizistan. Quando ero sola, lungo la seconda strada più alta al mondo, con i miei pensieri e la mia vita. E mi sono resa conto essere passati quasi tre anni da quel viaggio, da quel momento che ha cambiato tutto, per sempre.

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Lungo i 70, terribili chilometri che collegano il Kazakistan all’Uzbekistan. Una terra di nessuno fatta di sabbia, deserto e buche.

La Via della Seta in moto esercita un fascino magnetico

Ormai è da anni che l’Asia Centrale ha iniziato a conoscere quello che potremmo definire un vero e proprio boom turistico. Sempre di più sono i viaggiatori, infatti, che puntano il dito verso est e decidono di esplorare questa parte di mondo così piena di fascino. Seguendo, magari, i consigli di chi ci è già stato prima, e di viaggiatori esperti che tramite i propri racconti rendono l’esplorazione di questi luoghi meno misteriosa, e decisamente più accessibile. Prima fra tutti? Eleonora di Pain de Route, una vera autorità quando si parla di Asia Centrale ed esplorazioni fuori dai sentieri più battuti.

Allo stesso modo, anche i motoviaggiatori hanno iniziato muoversi verso questa direzione. Cominciando a preparare i propria moto per affrontare luoghi spesso realmente impervi e complessi.

Sì, complessi, perché affrontare un viaggio in moto lungo la Via della Seta richiede un’ottima dose di organizzazione e sangue freddo quando si tratta di dover affrontare gli imprevisti. Senza dimenticarsi di riservare grande pazienza, e tolleranza, anche nei confronti di se stessi. I Paesi dell’Asia Centrale non sono un gioco, e sotto tanti aspetti potrebbero davvero risultare difficili. Siate buoni con voi stessi, e contemplate la lunga strada fatta per arrivare fino a lì: ci è voluta una dose straordinaria di coraggio, e altrettanta ce ne vorrà per andare avanti. Proseguite quando ve la sentite, fermatevi quando la fatica diventa troppa. Ascoltate voi stessi e il vostro istinto, e tutto andrà per il meglio.

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Il mio itinerario: circa 20mila chilometri, dall’Italia al Kirghistan in moto, e poi con i mezzi condivisi lungo la Pamir Highway

Chi mi segue da allora si ricorderà quando sono partita: era l’estate del 2017, e avevo tre mesi a disposizione.

Dopo aver attraversato i Balcani (Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Serbia) io e il mio compagno di viaggio siamo arrivati in Bulgaria. Da lì la strada è continuata fino a Istanbul, il primo vero, grande, baluardo d’Oriente. Non nego di essermi emozionata, nello scorgere le prime bandiere rosse con la stella bianca. Oramai eravamo entrati nel vivo del nostro viaggio in moto lungo la Via della Seta, e non vedevo l’ora di scoprire cosa mi avrebbe riservato il resto dell’esperienza.

Perché era proprio da Costantinopoli, l’odierna e affollatissima Istanbul, che la Via della Seta transitava già migliaia di anni fa, con i suoi sontuosi commerci di tappeti, porcellane, tè, spezie, ovviamente seta e… immensi saperi, che tramite questa rotta importantissima facevano il giro del mondo.

In origine, questa, poi scendeva verso Paesi oggi inattraversabili, sopratutto in autonomia e in sella a una motocicletta. Quando ci siamo trovati nella parte centrale della Turchia mi è capitato spesso di pensare alle terribili guerre che stavano, e continuano, a sconvolgere le nazioni vicine. In fondo sono solo 500 i chilometri che separano Göreme – nel cuore dell’affascinante, e turisticissima, Cappadocia – da Aleppo. E, se resti in ascolto, con il cuore aperto, ti sembra quasi di sentire scoppiare le bombe in lontananza.

Chi decide di affrontare un viaggio in moto lungo la Via della Seta di solito, se parte dall’Europa, decide di proseguire verso sud, nei territori dell’antica Persia. Noi, all’epoca, decidemmo di aggirare l’Iran semplicemente per un problema di burocrazia. Come di certo saprete, l’ingresso via terra – e in sella al proprio mezzo – in alcuni Paesi richiede un oneroso documento chiamato Carnet de Passages en Douane (CPD). Un documento storico (che è entrato in vigore nel 1913, pensate un po’!) che non si può non avere, se si decide di varcare il confine di nazioni come l’Iran, il Pakistan, l’India e persino l’Australia. Che, però, sfortunatamente richiede lungaggini non da poco e ha un costo elevato: così, in quell’occasione, si era deciso di evitare un esborso esagerato solo un Paese, con la premessa che a quello si sarebbe dedicato un viaggio specifico. Optando, quindi, per un passaggio a nord-est, attraverso Georgia, Armenia, e arrivando poi in Russia.

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Ani, Turchia. Dall’altro lato, l’Armenia e una guerra (nemmeno troppo) silenziosa che dura da oltre 100 anni.

Il passaggio a Nord-Est

Quella di transitare per Georgia e Armenia è stata una scelta davvero azzeccata, perché si tratta di Paesi speciali. Dei quali si parla ancora troppo poco, ma che sono in grado di riservare esperienze indimenticabili. Come quella che ho vissuto a Bavra, poco dopo aver varcato il confine con l’Armenia: una storia caucasica fatta di speranza e affermazione, che non dimenticherò mai.

Per sbucare dall’altra parte del Mar Caspio le opzioni che dovete tenere in considerazione sono due:

  • il passaggio attraverso la Russia, da nord. È la soluzione che abbiamo adottato noi, perché il mio compagno di viaggio aveva nel passaporto il visto del Nagorno Karabakh e questo non gli avrebbe permesso l’accesso all’Azerbaijan. Contro: il costo del visto Russo, che anche per 1 solo ingresso è caro.
  • arrivare in Azerbaijan e prendere il celebre traghetto che da Baku ad Aktau, in Kazakistan.

Tornando indietro e venendo a mancare le ragioni per le quali abbiamo scelto di passare dalla Russia, questa volta sceglierei di optare per il traghetto. Sì, potrebbe succedere di dover restare per giorni ad aspettarlo, ma in linea di massima il gioco non vale la candela. Quel tratto di Russia, ad esclusione di Elista, è un po’ anonimo, e purtroppo non scorre nemmeno veloce. Perché ogni pochi chilometri ci sono posti di blocco, ai quale dovrete fermarvi per un controllo passaporto e per rispondere a qualche domanda. Niente di preoccupante o spaventoso, ma sicuramente non sempre piacevolissimo.

D’altronde la Cecenia si trova a pochi chilometri di distanza, e anche se la guerra si è conclusa un decennio fa, il clima nella zona, nei confronti dei turisti, non è quello dell’indifferenza più totale. Non voglio certo spaventarvi, perché si tratta di un luogo sicuro. Ma le lungaggini alla dogana, le domande dettagliate e i continui controlli sono un dato di fatto (soprattutto viaggiando su di un proprio mezzo, in autonomia), e vanno presi in considerazione.

Capitale della Calmucchia, Elista è un unicum in tutta la Russia. Qui, infatti, gran parte della popolazione professa il Buddhismo Tibetano.

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Per quanto riguarda il Nagorno Karabakh, ora non sussistono più problemi. Se decideste di visitarlo, durante il vostro viaggio in moto lungo la Via della Seta, all’ufficio visti sanno perfettamente come muoversi, e ora questo viene apposto su un foglio esterno, in modo che non figuri ufficialmente sul vostro passaporto. Una prassi in vigore ormai da qualche tempo, che permette ai viaggiatori di transitare poi in Azerbaijan senza rischio di ripercussioni. O, peggio, di non essere ammessi nel Paese.

Insomma, la meta finale di entrambi gli itinerari è il Kazakistan, ma per capire quale scegliere vanno considerati alcuni aspetti: velocità di percorrenza (a seconda anche del tempo che avete a disposizione) e quanto volete spendere.

  • Un visto russo con 1 accesso, tramite agenzia (per snellire e facilitare le pratiche)  ha un costo che potrebbe toccare anche i 200 euro (andando a memoria). E per arrivare in Kazakistan valutate almeno 3 giorni.
  • Il traghetto Baku-Aktau è un’incognita, ma costa un centinaio di dollari.

Percorrere la Via della Seta in moto non è una passeggiata

Come vi dicevo all’inizio dell’articolo, è da anni che Paesi come l’Uzbekistan e il Tajikistan stanno vivendo un vero e proprio boom del turismo, anche grazie ai motoviaggiatori. Leggendo commenti delle persone che mi seguono, nel corso del tempo mi sono accorta di come queste zone rappresentino, per tanti, il grande sogno ancora da realizzare. E lo posso capire, perché è impossibile non fantasticare di raggiungere luoghi come questi – e di contemplarne le meraviglie – seguendo, ad esempio, le avventure di Gionata Nencini e il suo viaggio in moto lungo la Via della Seta.

Questi luoghi, però, non sono solo ricchi di esotismo e fascino: nel momento in cui doveste decidere di guidare dall’Italia all’Asia Centrale, è importante tener presente molti aspetti. Alcuni dei quali, purtroppo, non vengono mai condivisi dai viaggiatori che si imbarcano in queste avventure leggendarie. Io invece, con il mio ironicissimo articolo  sui «10 motivi per non esplorare la Via della Seta in moto» avevo voluto essere sincera. Perché anche i viaggi più affascinanti riservano incognite e difficoltà importanti, e imbarcarsi in un viaggio in moto lungo la Via della Seta non ve ne risparmierà nemmeno una. E bisogna partire preparati, non solo con gli occhi foderati di romanticismo.

«Non ho scritto neppure la metà delle cose che ho visto»

Marco Polo

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In moto negli Stan

Avendo scelto di passare per la Russia il primo approccio con gli Stan è stato, come accennavo, il Kazakistan. Da lì siamo poi scesi verso il nord dell’Uzbekistan, fino a giungere al cimitero delle navi di Moynaq. Incastonato nella terra di quello che una volta era il fondale del lago d’Aral. A differenza del vicino Kazakistan, dove da tempo progetti di tutela del territorio stanno cercando di riportare acqua al lago, in Uzbekistan il lago d’Aral è scomparso già nel 1973. In un Paese in cui l’economia si basa, per la maggior parte, sulla coltivazione del cotone, ogni centimetro di terra è prezioso.

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Quei 70 chilometri di terra sabbiosa fra Kazakistan e Uzbekistan me li ricordo bene, così come ricordo l’emozione (nonostante il caldo torrido) di percorrere il nucleo fondante dell’antica Via della Seta.

Arrivati in Uzbekistan, il nostro itinerario ci ha portato nelle tre città più note di questo Paese: Khiva, Bukhara e Samarcanda. Tre gioielli imperdibili, pur con i difetti e le considerazioni del caso, che meritano di essere scoperti lentamente. Prima di proseguire verso il Kirghizistan, nel nostro caso, e verso la città di Biškek.

Dove io, come vi raccontavo, ho lasciato la mia motocicletta (dopo 2 mesi e 10 giorni di viaggio) e ho deciso di proseguire in un altro modo.

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Il viaggio nel viaggio

Viaggiare lungo la Pamir Highway con un mezzo che non fosse la mia motocicletta non era certo stato contemplato, prima di partire. Ma in quel momento, e per come mi sentivo, era la cosa più giusta. Così ho preso un volo, sono arrivata a Dushanbe (in Tajikistan) e ho attraversato tutta la Pamir Highway facendo l’autostop e utilizzando mezzi condivisi.

Giornata da record: in 13 dentro una grossa vettura familiare

In un Paese in cui non esistono trasporti pubblici, è stata un’avventura straordinaria. A volte paurosa (specialmente prima che cominciasse, quando dovevo capire che fare), ma soprattutto eccitante. Mi sentivo sgravata di un peso, anche se non potevo immaginare che la strada verso la nuova me sarebbe stata ancora lunga, e piuttosto scoscesa.

Informazioni utili

  • Visti necessari per Russia e Tajikistan (oltre al Nagorno Karabach, se deciderete di andarci, ma come fare ve l’ho spiegato sopra). Se per il visto russo la procedura è quella standard (ambasciata nel vostro Paese di residenza, o agenzia) il visto tajiko può essere richiesto online molto facilmente, a questo sito. Volete saperne di più della procedura di domanda? I ragazzi di We Are Local Nomads hanno la risposta per voi. Nel 2017 era necessario il visto anche per entrare in Uzbekistan, ma dall’inizio del 2019 questo non va più richiesto ai cittadini di 45 nazioni, Italia compresa. Sarete liberi, così, di girare per il Paese. Fino a 30 giorni.
  • Un altro grosso problema, nel 2017, era la mancanza assoluta di pompe di benzina in Uzbekistan. Cosa che costringeva a cercare carburante bussando alle porte delle case, e incentivando il mercato nero. Mi dicono che la situazione non sia più così, e che lo stesso stia avvenendo per il cambio della valuta. Oramai il tasso di cambio ufficiale dovrebbe essersi allineato a quello del mercato nero, che fino a 3 anni fa era il doppio più vantaggioso.
Quando dico che viaggiare in Asia Centrale non è poetico come sembra intendo anche che, sicuramente, dovrete fare questo. Sì, è una toilette.

Curiosi di scoprire di più in merito a un viaggio in moto lungo la Via della Seta?

Presto arriverà un articolo relativo ai 10 luoghi da scoprire lungo questo itinerario unico al mondo… ma intanto vi lascio alla mappa del viaggio. Ovviamente è piuttosto sommaria, ma vuole solo darvi l’dea dei luoghi attraversati. Per invogliarvi a fantasticare, e a guardare sempre un po’ più lontano.

TRATTO 1

TRATTO 2



 

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